Chiesa di San Francesco tra degrado e ritardi Il comitato: ora i lavori

Perrotti: «È un esempio concreto dei tempi della burocrazia italiana» Ma a breve potrebbe sbloccarsi l’iter per il secondo lotto di interventi
CHIETI. Un finanziamento bloccato, ritardi nei lavori e un monumento chiuso da più di quindici anni. A oggi appare questo lo scenario che ruota attorno alla chiesa di San Francesco d’Assisi, o più conosciuta come San Francesco al Corso, nel cuore del centro storico. Cartelli scoloriti, transenne e vegetazione incolta ora caratterizzano quella che, prima del terremoto dell’Aquila, era definita come «una delle chiese più belle e imponenti d’Abruzzo con il suo cupolone visibile da ogni punto della città».
LAVORI FERMI
Dopo il sisma del 2009, la chiesa ha chiuso le porte ai fedeli con l’inizio dei lavori di restauro sia della facciata esterna che degli interni. L’immobile, di proprietà del Fondo edifici di culto (Fec), è amministrato a livello locale dal prefetto, insieme al ministero della Cultura che si occupa degli interventi strutturali. Negli anni, però, le fasi progettuali per i lavori sono rimaste in stallo al segretariato regionale per l’Abruzzo del ministero della Cultura alimentando un’odissea lunga quasi 15 anni.
IL COMITATO
A farsi portavoce delle preoccupazioni cittadine e a sollecitare la ripresa dei lavori è stato il comitato cittadino per la salvaguardia e il rilancio di Chieti, sostenuto anche dall’Ordine francescano secolare. «Abbiamo richiesto l’accesso agli atti», dice Giampiero Perrotti, coordinatore del comitato, «e portato avanti aspre sollecitazioni». Il comitato, con una richiesta firmata il 9 febbraio 2021 e indirizzata al ministero, ha richiesto l’acceso civico generalizzato (Foia). L’istanza ha richiamato il decreto legislativo del 2016, la cui finalità è quella di promuovere la partecipazione dei cittadini alla trasparenza dell’attività amministrativa e di favorire il controllo sul proseguimento delle funzioni istituzionali e l’utilizzo delle risorse pubbliche. «Non possiamo più accettare questa inerzia nei lavori», prosegue Perrotti, «è un esempio dei tempi della burocrazia italiana». E il passare del tempo peggiora le condizioni della chiesa. «L’attesa continua a preoccupare», commenta Cinzia Di Vincenzo del comitato, «il trascorrere del tempo aggrava le condizioni dell’edificio e delle opere artistiche, aumenta i costi dei lavori».
I SOLLECITI
Negli ultimi due anni, con i prefetti Armando Forgione e Mario Della Cioppa, l’iter sembra aver ripreso a scorrere e si avvicina l’appalto dei lavori. Da alcuni mesi vengono svolte, a scadenze ravvicinate, delle riunioni di aggiornamento sul cronoprogramma dei lavori e sullo sviluppo delle iniziative programmate relative al progetto di consolidamento e restauro. «Mi sono preoccupato di riscrivere una nota al segretariato regionale del ministero della Cultura», spiega l’assessore alla Cultura, Paolo De Cesare, «stiamo sollecitando per far sì che si possano nuovamente avviare i lavori del secondo lotto». I lavori attesi tratteranno la parte interna della struttura e il cupolone. «Il ministero della Cultura sta ritardando», conclude il vice sindaco De Cesare. Così la chiesa resta tra degrado, erbacce e soste selvagge davanti alla sua storica scalinata.
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