Chiesa gremita per l’addio al collega Pirozzi

11 Agosto 2016

CHIETI. Determinato, generoso, leale: questo era Massimo Pirozzi, storico giornalista del Tempo. E quando a ricordarlo così è un fraterno collega, Giampiero Perrotti, non si può aggiungere altro....

CHIETI. Determinato, generoso, leale: questo era Massimo Pirozzi, storico giornalista del Tempo. E quando a ricordarlo così è un fraterno collega, Giampiero Perrotti, non si può aggiungere altro. Pirozzi se n’è andato, avrebbe compiuto 65 anni a dicembre. Con lui va via anche un pezzo di storia del giornalismo abruzzese. Un funerale gremito, ieri pomeriggio a Sant’Agostino. A celebrarlo c’è il parroco don Michelangelo: «Un paladino degli ultimi. Cercava, come fa un giornalista. Un tormento che si è sempre trasformato in amore». In molti lo hanno conosciuto, ma pochi come Perrotti lo hanno saputo capire: «Era timido, in realtà. Faceva il quarto superiore quando venne in redazione sul corso Marrucino e mi disse: voglio fare il giornalista. Gli risposi: diplomati e poi torna, credendo di essermi liberato di quel ragazzino in calzoni corti. Mi prese alla lettera. Si diplomò e ritornò. Ben presto dimostrò di che pasta era fatto». In poco tempo divenne il re della cronaca nera e giudiziaria, dopo essere stato promosso caposervizio è anche responsabile della redazione abruzzese.

Alla celebrazione i giornalisti sono tanti, insieme alla moglie Clorinda Petrosemolo, alla madre, al fratello Flavio, ai parenti, agli amici. Arrivano tra gli altri Adriano Ciccarone, Maria Antonietta Filippini, Franco Zappacosta, Guido Alferj, Tito Verna, Luciano Di Tizio, Lello Grilli e Mario D’Alessandro. E poi il sindaco Umberto Di Primio, l’ex rettore Franco Cuccurullo, il professor Maurizio Adezio, il questore Paolo Passamonti, i medici Leonardo Mastropasqua, Pier Enrico Gallenga, Lello Tenaglia, Amedeo Budassi, Rita Montini. Bastano solo due parole da chi continua oggi a credere nel giornalismo: grazie Massimo. (e.r.)