Chiesa inagibile, messa in piazza

10 Aprile 2017

Il parroco: «Stiamo pensando di abbattere e ricostruire l’edificio. Presto arriverà una tensostruttura»

CHIETI. Le panchine della piazza e altre sedie di plastica al posto dei banchi e un tavolo come altare.

Da un mese la messa a Brecciarola si celebra all’aperto, in piazza San Bartolomeo. La chiesa è stata dichiarata in agibile dallo scorso 10 marzo, con una ordinanza di chiusura al firma del sindaco Umberto Di Primio su istanza del parroco, don Graziano Gagliano. E così i bambini della prima Comunione qualche domenica fa hanno celebrato il rito in piazza, la stessa che ieri ha accolto la messa della Domenica delle palme. Anche la messa di Pasqua sarà all’aria aperta e se il tempo non dovesse essere clemente ci sono anche due residenti pronti ad aprire le porte delle loro case, Gabriele Tavoletta e Laudiano Melideo, e c’è anche il convento delle suore della Fondazione “Figlie dell’amore di Gesù e Maria” di madre Vera D’Agostino. Si sarebbe preferito utilizzare i locali del vicino asilo, ma la strada non è stata percorribile.

«È in arrivo una tensostruttura, sicura e accogliente, che sistemeremo dietro alla chiesa di San Bartolomeo», dice don Graziano che porta avanti la parrocchia del popoloso quartiere insieme al vice parroco don Arnaldo Lacioppa. «La struttura è già pronta, aspettiamo solo i permessi che devono arrivare dagli enti preposti e che crediamo saranno a nostra disposizione già dopo Pasqua. Mi sono seriamente preoccupato per le condizioni della chiesa», continua il parroco, «in occasione dell’ultimo terremoto del 18 gennaio scorso. Quella mattina eravamo tutti in chiesa per la celebrazione di un funerale e ho capito quanto la struttura fosse inadeguata dal punto di vista sismico». Crepe nei muri, pilastri mal ridotti e cornicioni staccati: la chiesa, anche solo a una prima occhiata, non si presenta al meglio. Su richiesta del parroco il Comune ha fatto fare un sopralluogo da cui è emersa «la presenza di evidenti lesioni alle murature», si legge nell’ordinanza di chiusura, «oltre ad abbondanti infiltrazioni di acqua che provocano umidità ai pavimenti e alle pareti con conseguenti ammaloramenti degli intonaci. Le cause del degrado strutturale dell’edificio sono riconducibili alla vetustà dello stesso, agli ultimi eventi sismici e alle abbondanti nevicate e piogge».

Secondo il parroco, per ristrutturare la chiesa occorrerebbero più fondi che per buttarla giù e ricostruirne una nuova. E così la scelta sembra obbligata, sebbene ancora da valutare insieme ai fedeli: «Stiamo pensando di abbattere la chiesa», conferma don Graziano, «per ricostruirne una nuova. Esattamente dove si trova la vecchia».

Nel frattempo si va avanti con la messa in piazza. E c’è anche chi gradisce particolarmente questa scelta. Come la signora Antonia Maria Golia, che ieri mattina diceva di avvertire lo stesso clima che si respira «in piazza San Pietro a Roma dal Papa».

«D’altronde», conclude don Graziano, «i mattoni di pietra della chiesa non sono così importanti quanto le sue pietre vive, il cuore pulsante su cui si costruisce tutto il resto».

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