Chiesta la scarcerazione del ristoratore arrestato

13 Maggio 2014

LANCIANO. Non aveva intenzione di fare del male o spaventare madre e figlia: messaggi, telefonate e appostamenti erano il tentativo di portare avanti una storia d’amore che desiderava vivere alla...

LANCIANO. Non aveva intenzione di fare del male o spaventare madre e figlia: messaggi, telefonate e appostamenti erano il tentativo di portare avanti una storia d’amore che desiderava vivere alla luce del sole. Carlo Nereo, 39 anni, ristoratore e presidente dell’associazione Atlantide, che gestisce il Parco Diocleziano, ha risposto così ieri, in carcere, alle domande del gip Marina Valente, alla presenza del difensore, l’avvocato Giacomo Nicolucci. Provato dai giorni trascorsi in isolamento in cella, Nereo ha raccontato di una relazione burrascosa con la donna, una 42enne del Frentano, separata e con una figlia minorenne, che sarebbe andata avanti tra svariati tira e molla da entrambe le parti. Per non rivelare alla figlia la relazione col ristoratore, avuta dopo la separazione dal marito e considerata finita, la donna ha denunciato ai carabinieri di essere stata costretta a incontrare in segreto l’uomo, che la tormentava e perseguitava con telefonate e messaggi e ultimamente si era anche avvicinato alla bambina. L’avvocato Nicolucci ha chiesto per Nereo la revoca della custodia cautelare in carcere o, in alternativa, una misura meno afflittiva. Il gip Valente si è riservato di decidere dopo aver sentito il parere del pm Rosaria Vecchi. (s.so.)

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