Chiesti cinque anni per padre Salvatore

20 Gennaio 2016

Il sacerdote di Ripa Teatina è imputato del sequestro di due religiosi, la procura vuole la condanna anche di tre finanzieri

CHIETI. Quattro condanne sono state richieste dalla Procura di Roma nel processo legato al sequestro di due religiosi, padre Rosario Messina e padre Antonio Puca, trattenuti indebitamente per oltre sei ore negli uffici di via Depero della Guardia di Finanza il 13 maggio del 2013 affinché non prendessero parte all’assemblea dell’Ordine dei Camilliani (fondato alla fine del 1500) organizzata, in quello stesso giorno, presso la Casa Generalizia di Ariccia, e quindi non votassero contro la nomina a superiore generale di padre Renato Salvatore.

Nove anni di reclusione sono stati chiesti dal pm Giuseppe Cascini nei confronti di Alessandro Di Marco e Mario Norgini, del Nucleo Speciale Tutela Mercati delle Fiamme Gialle, per concorso in sequestro di persona, corruzione e falso, mentre una condanna a 5 anni di carcere è stata avanzata nei riguardi dello stesso padre Salvatore (che risponde del solo sequestro) e di un altro finanziere, Danilo Bianchi (imputato di corruzione). Secondo la Procura, dal dibattimento è emersa «l’evidenza della prova» che Puca e Messina, la cui preferenza in caso di voto sarebbe andata a un altro candidato, «furono indotti con l’inganno a ritenere di essere oggetto di indagine da parte della procura di Napoli sulla gestione dell’ospedale di Casoria. E vennero convocati nel Comando di Roma per essere sottoposti a un interrogatorio simulato» con la verbalizzazione di un atto, avvenuto poi nei confronti di Messina il 5 agosto del 2013 in occasione di una seconda audizione, «finalizzato solo a ingenerare nel prelato il timore di successive iniziative giudiziarie e a far apparire il commercialista Paolo Oliveiro (già condannato in abbreviato assieme ai due autisti, ndr) come persona capace di risolvere i suoi guai giudiziari».

Il tutto - ha osservato il pm Cascini - in cambio di 96mila euro che lo stesso Oliverio avrebbe corrisposto ai tre finanzieri. Secondo il rappresentante della pubblica accusa, «tutti gli imputati erano pienamente consapevoli dell’attività illecita svolta». L’obiettivo principale, perseguito da padre Salvatore nel corso di alcuni incontri e contatti con Oliveiro, «era quello di tenere Messina e Puca il più lontano possibile dal luogo in cui si svolgevano le operazioni di voto. Lo scopo collaterale, invece, era quello di incutere timore nei due prelati e far sembrare il commercialista come il loro angelo custode».

I finanzieri di quel reparto che, secondo il pm, non avrebbero potuto svolgere attività di polizia giudiziaria, si prestarono alla messinscena senza informare i diretti superiori e neppure l’autorità giudiziaria ben sapendo «che quanto compiuto, oltre a essere contrario ai doveri d’ufficio, fosse pure ben remunerato».

Il 18 giugno 2014 Il Capitolo generale straordinario dei camilliani ha eletto il nuovo Superiore generale, padre Leocir Pessini, che ha preso il posto rimasto vacante dopo l’arresto di padre Renato, originario di Ripa Teatina dove vivono i suoi parenti stretti e dove, alla vigilia di Natale, ha anche celebrato messa con don Gennaro, parroco di San Pietro. La sentenza è prevista per il 27 gennaio.