Chieti, chiusura della campagna elettorale al veleno. Marsilio insulta, Legnini risponde: «Così nacque il fascismo»

Il presidente della Regione, a sostegno di Sicari, attacca anche Ferrara: «Uno scemo». La replica del centrosinistra: «Un maleducato che sfascia le istituzioni»
CHIETI. Diego Ferrara? Uno «scemo». Giovanni Legnini? «Un pallone gonfiato». A gridarlo non è un elettore esagitato dal pubblico di Piazzale Marconi, riunito per il comizio finale di Cristiano Sicari, ma il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, microfono alla mano mentre galvanizza gli elettori del centrodestra a suon di insulti. Commenti mai velati, contro il sindaco uscente della città reo, per il presidente, di non aver siglato accordi per il raddoppio ferroviario, «mentre altri Comuni hanno ottenuto importanti ristori». E sul candidato del centrosinistra parole al vetriolo: «Non è più in grado di aprire porte a Roma», cosa che riuscirebbe meglio a lui, sostiene Marsilio. Alla fine la campagna elettorale dai toni placidi e distinti si è trasformata in una bagarre proprio nella sera in cui gli elettori avrebbero dovuto dedicarsi ai festeggiamenti spensierati.
«I nostri avversari? Abbiamo chiesto il perché di tutti questi debiti», ha replicato poche ore dopo Legnini dallo stesso palco, questa volta per la festa di fine campagna elettorale della coalizione dem, «ma il presidente della Regione ha preferito esercitarsi in invettive nei confronti miei e di Diego Ferrara». La piazza esplode in un applauso lunghissimo, Legnini carica i suoi e rincara: «Io sono abituato ad avere rispetto per le istituzioni e continuerò a farlo, ma questo modo di fare è intollerabile da parte di chi dovrebbe dare l’esempio. Voglio dire una cosa che non ho mai detto: queste elezioni hanno anche un altro significato, dobbiamo avviare una battaglia per cambiare la nostra regione. Non ne possiamo più di chi offende i propri avversari, di chi sfascia le istituzioni. Il fascismo nacque anche in questo modo, lo sappiamo: è la città del processo Matteotti».
E a un Marsilio visto come la crisi dei valori istituzionali rivendicati dal centrosinistra, unito più che mai, ieri sera, nella condanna ferma delle parole del presidente della Regione, Legnini ha contrapposto, introducendolo sul palco dello Scalo, Ferrara come «un galantuomo che le istituzioni le rispetta». Quindi l’affondo del sindaco uscente: «Marsilio è un maleducato, se per lui sono uno scemo perché mi sono opposto per far passare una ferrovia che non servirà a niente, sono contento di essere scemo». E giù un altro applauso. Il clima, al termine dell’ultimo giorno di campagna elettorale, è tesissimo. Ma è una tensione esplosa in maniera improvvisa, caricata a combustione lenta dopo una lunga quiete fatta di comizi, confronti, piccoli attacchi quasi irrilevanti nei toni distesi che hanno caratterizzato questa corsa alle urne.
E infatti, nell’aria ormai elettrizzata dallo scontro, il pubblico di piazzale Marconi ha trovato comunque l’occasione per ridere e intrattenersi tra musica e risate, grazie anche alle battute di Nduccio (nome d’arte di Germano D’Aurelio). Nel segno di quel rispetto delle istituzioni che ha segnato la corsa a sindaco, si sono concluse le campagne elettorali anche per Mario Colantonio, che ha festeggiato in una piazza Vico piena, tra candidati e cittadini, Giancarlo Cascini, che ha aperto le danze quando in piazzale Marconi era ancora pomeriggio, e Alessandro Carbone che però, all’ultimo, non si è presentato, pare per una indisposizione. Ma i giochi sono ormai fatti. E se qualcuno già provava a indovinare l’esito delle elezioni, nessuno avrebbe mai immaginato una svolta così effervescente a poche ore dal voto.
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