“Chieti città aperta” da premiare

1 Novembre 2015

Convegno col giornalista Rai Franceschelli, riparte l’iter per il merito civile

CHIETI. Il Lions Chieti Host rilancia la richiesta del riconoscimento al merito civile da assegnare a Chieti per le vicende storiche accadute tra il ’43 e il ‘44, quando la città diede ospitalità a decine di migliaia di persone in fuga dal fronte. Il riconoscimento, promosso nel 2011 dal Consiglio comunale, su proposta dell’allora consigliere Enrico Bucci, sta facendo il proprio iter amministrativo, al vaglio della commissione nazionale che si occupa di queste richieste. I lavori della commissione sono stati a lungo fermi, ma ora pare siano nuovamente ripresi. Ed è dunque lecito aspettarsi che Chieti possa ottenere presto l’ambito riconoscimento. Ne sono convinti gli esperti invitati dal presidente del club Lions, Guglielmo Marchionno, che hanno trattato la materia venerdì scorso a palazzo de’ Mayo, nel corso del convegno “Chieti città aperta e la ricompensa al merito civile”. Ad aprire i lavori è stato lo stesso Marchionno che poi ha lasciato la parola allo storico Filippo Paziente, al giornalista e inviato Rai, Max Franceschelli, e a Massimiliano Mezzanotte, docente all'università di Teramo. Paziente ha ripercorso le vicende abruzzesi sul finire del 1943, con la nascita delle prime bande partigiane, l’occupazione tedesca e gli sfollati che scappavano dal fronte in cerca di un rifugio sicuro. Il giornalista teatino ha ripreso le fila dell’argomento dal dicembre del ’43, ripercorrendo i momenti che portarono alla smilitarizzazione della città. Autore del libro e del dvd “Chieti città aperta” per la collana “La guerra in casa”, Franceschelli ha tirato in ballo le figure di monsignor Giuseppe Venturi e del podestà Alberto Gasbarri che tanto si spesero per ottenere questo risultato. Fecero di tutto, anche carte false: «Furono falsificati i certificati di nascita», ha ricordato Franceschelli, «tanto il numero dei residenti crebbe da 37 mila a oltre 70 mila». Mezzanotte, infine, ha riferito sull’iter burocratico della richiesta del riconoscimento tra Parlamento e Presidenza della Repubblica. Si è detto certo di un buon esito. In rappresentanza del Comune ha preso la parola anche l’assessore Emilia De Matteo che ha letto una lettera inviata poco tempo fa al sindaco Umberto Di Primio da una donna frentana, sfollata a Chieti all’età di 14 anni. Che ha raccontato di come fosse stata accolta con amore e anche di aver ritrovato la casa distrutta dalle bombe una volta tornata a Lanciano. Se non avesse trovato rifugio a Chieti, forse sarebbe morta sotto le bombe. (a.i.)