Chieti, così D’Alfonso si riprende Asl e ospedale

24 Maggio 2015

Saluta per sempre Zavattaro, “occupa” le stanza dell’ex manager e approva la delibera dei milioni. Tutto in... 3 minuti

CHIETI. Gli bastano tre minuti per riprendersi la Bastiglia. Luciano D’Alfonso arriva alle 12 davanti alla palazzina Sebi. Sale le scale e occupa le stanze del manager con le valigie, Francesco Zavattaro. Dopo di lui arriva la giunta che, in tre giri di lancetta lunga d’orologio, approva la delibera che individua 105 milioni di euro. Tre minuti sono sufficienti al governatore per riprendersi la Asl e l’ospedale di Chieti.

E’ un’operazione chirurgica, stile Wolf, quel personaggio iperdecisionista del film Pulp Fiction. I 105 milioni, che spuntano dai fondi per l’edilizia sanitaria abruzzese (che ammontano a 371 milioni) e per la Protezione civile, si sommano ai 201 milioni del project financing proposto dal gruppo di colossi di cui fa parte la Maltauro, sì coinvolta negli scandali del Mose di Venezia e dell’Expo di Milano ma già risanata dal commissario anticorruzione Raffaele Cantone. Soldi privati e soldi pubblici: questa è la novità. I secondi diventano il guardiano di un’operazione voluta da Zavattaro ma, fino a ieri, affidata esclusivamente al mercato che avrebbe gestito per trent’anni il nuovo ospedale teatino da 52mila metri quadrati, più grande di San Siro, con centinaia di posti letto, bar, ristorante e mille parcheggi, da realizzare dietro all’obitorio. Quella di ieri non è la delibera definitiva, che arriverà entro giugno.

Ma è l’avvio della procedura che fa restare a Chieti la nuova e monumentale struttura e mette sotto il controllo pubblico la componente privata. Alle destre, che l’accusano di messinscena e di mera delibazione spacciata per delibera, D’Alfonso risponde come avrebbe fatto Wolf: «Il mio "non diploma" di ragioneria mi fa distinguere tra delibazione e deliberazione, tra risorse individuate e risorse impegnate, tra avvio del procedimento e conclusione del procedimento».

E a Zavattaro che ieri era a Venezia per il suo primo colloquio di lavoro (da chi è andato?) scrive: «Rivolgo auguri di lavoro buono e... saluti che durano». Come amava dire Francesco Cossiga a chi non avrebbe più rivisto. Il governatore incassa i suoi tre obiettivi con un colpo di scena. Prima si fa autorizzare dal direttore sanitario Pasquale Flacco, poi occupa con la giunta (Paolucci, Sclocco, Di Matteo, Lolli, Pepe, Mazzocca), i dirigenti e la gente del Pd teatino, le stanze del manager dimissionario che lo ha tacciato di inerzia e omissioni; vota la delibera che spalanca le porte a Maltauro e soci ma, allo stesso tempo, li mette sotto vigilanza speciale, e vince (per ora) una guerra lampo, da travaso di bile, contro i competitor sorpassati a destra con ironia e perfidia. Agli altri la prossima mossa.