«Chieti ha fame di cultura Il Festival lo dimostra»

20 Gennaio 2016

Fabio D’Orazio e Michele Di Toro spiegano il grande successo della rassegna jazz «Gli spettatori hanno riconosciuto la qualità degli eventi». A Natale il bis

CHIETI. «Il jazz è sempre stato simile al tipo di uomo col quale non vorresti che tua figlia uscisse» diceva il compositore Duke Ellington, ma è stato proprio il “fascino proibito” che emana questo genere di musica afroamericana che ha fatto del Teate winter festival un grande successo. Complici dell’alto gradimento mostrato da un vasto e variegato pubblico la creatività e la capacità organizzativa spese da una «strana» coppia artistica Fabio D’Orazio, clavicembalista, organista e direttore del coro del teatro Marrucino e Michele Di Toro, pianista-jazzista. Due formazioni artistiche diverse: una classica e l’altra moderna che, in perfetta armonia, hanno saputo offrire a Chieti un prodotto di alta qualità e patrocinato da Comune e Camera di Commercio. «La reazione del pubblico alla manifestazione? È stata formidabile» sostiene il maestro D’Orazio a poco meno di due settimane dalla chiusura della prima edizione del festival jazz teatino «la città ha risposto benissimo e non solo con la sua presenza massiccia agli spettacoli tenuti in teatro e al Supercinema. Ha contribuito concretamente alla riuscita di questo progetto pagando, per alcune esibizioni, anche il biglietto. Ci è stata riconosciuta la qualità che ha caratterizzato ogni performance proposta nell’arco di un mese».

«È vero» aggiunge Di Toro «Chieti ha risposto in maniera inaspettata anche alla nostra idea di portare la musica fuori dai “luoghi comuni” cioè teatri o stadio. Il pubblico ci ha seguito anche negli eventi musicali che abbiamo organizzato nei negozi e per strada. Un applauso, dunque, va anche al pubblico». E di spettatori il festival ne ha raccolti davvero tanti. «Teatro e Supercinema pieni in tutti e sei gli spettacoli in programma sia per artisti internazionali come Tim Garland, ma anche per la bravissima Laura Fedele che ha proposto una elegante rivisitazione del repertorio dei Pink Floid». «Il nostro intento è stato quello di abbinare alle stelle internazionali anche bravi artisti abruzzesi i quali sono stati molto apprezzati» aggiunge Di Toro «ma è stata davvero impressionante la presenza di spettatori al concerto Gospel tenuto il due gennaio nella chiesa di San Domenico».

E le difficoltà? Poche, sostengono entrambi «l’esperimento è ben riuscito» puntualizza D’Orazio, «ma tutto è migliorabile». Errori? Per Di Toro sarebbe meglio parlare di «aggiustamenti». «Abbiamo organizzato tutto in due mesi. Ora faremo tesoro dell’esperienza acquisita per migliorare ulteriormente la qualità dell’evento».

Sì perché la coppia “Bartali” - “Coppi” della musica d’autore ha tutta l’intenzione di bissare il successo per il prossimo Natale.

«Ci stiamo già lavorando» assicura D’Orazio, «stiamo contattando i più che generosi sponsor che ci hanno sostenuto in questa bella avventura» anticipa Di Toro «ora siamo sicuri che questo format funziona e può in futuro ampliare la sua offerta qualitativa». Chieti sostengono entrambi, «ha fame di cultura musicale e sarebbe un errore finirla qui». Insomma a fine evento la città promuove entrambi e loro? La valutazione di d’Orazio è un cauto, ma pieno di promesse 7 più. Per Di Toro è già un 9 «che deve però diventare 10».