«Chieti non vale per chi governa»

Il commerciante Di Leo: città spogliata dei servizi e tutti in silenzio
CHIETI. «Sudditanze psicologiche hanno danneggiato questa città che non vale quasi più niente agli occhi di chi decide. Ma vale per noi, spero». Dice così Walter Di Leo, commerciante di via Pollione. La chiusura del Marrucino, spiega, è come la goccia che fa traboccare il vaso: «Da decenni, a Chieti, sopportiamo cose allucinanti: ci facciamo l’abitudine e andiamo avanti», racconta, «il nostro livello di trascuratezza vale per l’ex municipio, per via Chiarini, largo Barbella e l’ascensore che ormai adibirei a chiosco per arrosticini. E poi il decentramento degli uffici, l’abbandono della filiale della Banca d’Italia, che a livello di immagine contava, la Camera di commercio trasferita al Foro Boario come un centro commerciale. E poi in piazza San Giustino gli scavi fatti d’urgenza e ricoperti d’urgenza. La scala mobile a intermittenza. Biblioteca annientata e trasferita in un luogo dove prima c’era il Fai tu. Siti chiusi e meno male che le Terme romane grazie a qualche benefattore, quest’estate, hanno riaperto». È il ritratto di una città che arranca: «Non c’è un cinema», dice Di Leo, «chi vuole andarci deve andare al Megalò, all’Arca o a Pescara. Nessun ufficio Aca: bisogna fare chilometri per un contatore dell’acqua. Caserme chiuse e bivacchi all’ospedale San Camillo. E poi strade interne all’ospedale che per metterci due pezze hanno impiegato mesi, mentre i delegati passavano senza guardare, irrispettosi del prossimo e degli utenti, salvo poi farsi le foto con gli assessori regionali». Per il Marrucino, Chieti si è indignata ma potrebbe essere rabbia passeggera: «Ma di cosa vogliamo parlare se, sui social, troviamo decine di commenti del cittadino medio sul tema “tabaccaio non vuole dare una bustina di carta per 5 pacchetti di sigarette”. Questo è il livello. Poi, fanno cazzate persone che dovrebbero contare nella vita pubblica e tutti o quasi restano zitti».

