Chieti ricorda i nove martiri di Colle Pineta

Il gonfalone del Comune alla manifestazione di Pescara: 78 anni fa l’uccisione dei giovani partigiani
CHIETI. Chieti e Pescara unite ieri dalla celebrazione dell’anniversario dell’uccisione dei 9 partigiani della Banda Palombaro avvenuta a Colle Pineta l’11 febbraio di 78 anni fa. Il luogo dove ogni anno si rinnova il culto della memoria delle 9 giovani vite è quello della scuola “11 febbraio 1944”, che da sempre dà futuro al filo rosso della storia. Il sindaco Diego Ferrara si è aggiunto alle autorità pescaresi, portando il gonfalone teatino. Un ricordo rinnovato, nel pomeriggio di ieri, anche a Chieti, in piazza Martiri della Libertà in sinergia con l’Anpi.
In una fornace dismessa i partigiani della banda Palombaro furono uccisi uno alla volta dai soldati nazisti e fascisti, poi, gettati dentro buche scavate alla svelta e abbandonati. Quei corpi furono ritrovati quattro mesi e mezzo dopo: il 2 luglio 1944 fu il giorno dei funerali per Aldo e Alfredo Grifone, Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Beniamino Massimo Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, Vittorio Mannelli e Aldo Sebastiani. Altri tre furono graziati e condannati a 30 anni di lavori forzati: Guido Grifone, Floriano Finore e Giovanni Potenza. Grifone, ultimo testimone della strage, è morto all’età di 102 anni nel 2020.
«Vengo con grande emozione a questa cerimonia, perché la memoria che qui si coltiva appartiene anche a noi», ha detto Ferrara, «sono passati 78 anni dall’uccisione dei partigiani di Colle Pineta: avevano tra i 17 e i 30 anni quelli che sono diventati i Martiri di Colle Pineta, perché furono prima rinchiusi e torturati nelle carceri di San Francesco a Chieti, in seguito condannati dapprima all’impiccagione e, per finire, fucilati nel fiore degli anni. Volevano solo essere liberi. Hanno pagato un prezzo carissimo, solo perché avevano capito che il futuro si scrive in pace e non con la guerra e volevano un futuro dove potessero prendere vita ideali diversi da quelli che avevano tolto vita, opportunità, futuro a tanti giovani, alle famiglie, ai bambini di allora. L’Italia è piena di persone di tale valore, nomi che dobbiamo continuare a scandire e di cui dobbiamo andare fieri. Perché loro lottavano per la vita che noi oggi abbiamo, pronti a pagare il prezzo più caro, perché potesse essere libera. Ed è proprio per questo che è bello e importante che i bambini portino avanti questo filo rosso della memoria».

