l’orrore

Chieti. Violenta le figlie della compagna: arrestato

27 Maggio 2026

Un 56enne finisce in carcere: deve scontare sei anni e due mesi per gli abusi dentro casa su due ragazzine di 12 e 14 anni

CHIETI

È finito in cella perché deve scontare una condanna definitiva a sei anni e due mesi di reclusione per violenza sessuale sulle figlie minorenni della compagna. Un teatino di 56 anni è stato arrestato ieri mattina dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura di Chieti, che si sono occupati anche delle indagini. I militari gli hanno notificato l’ordine di carcerazione firmato dal procuratore capo Giampiero Di Florio dopo che la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’imputato, già in passato finito nei guai per atti persecutori, confermando in toto il quadro accusatorio emerso dall’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Marika Ponziani e sfociata in un processo con il rito abbreviato (significa che il violentatore ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena). L’uomo – di cui non indichiamo le generalità per tutelare l’identità delle vittime – è ora rinchiuso nella casa circondariale di Madonna del Freddo.

Le violenze sono venute a galla quando le due sorelle di 12 e 14 anni non hanno più retto il peso di ciò che era avvenuto e si sono sfogate con la madre, che conviveva con il cinquantaseienne e ha troncato la relazione sentimentale. La donna si è poi rivolta a una psicologa del consultorio di Chieti e il caso è arrivato all’attenzione dei magistrati. Le turpi attenzioni del patrigno hanno segnato le due vittime: in un caso, ai problemi di rendimento scolastico, si è aggiunta anche la depressione.

PER CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI E ACQUISTA LA TUA COPIA DIGITALE
OPPURE IN EDICOLA

Dopo la denuncia presentata ai carabinieri, le ragazzine sono state ascoltate nel corso di un incidente probatorio, ovvero lo strumento processuale per cristallizzare le prove, da utilizzare poi durante l’eventuale dibattimento, che l’incedere del tempo potrebbe mettere a rischio. E in aula, davanti al giudice e con il sostegno di una psicologa, le minorenni non solo hanno confermato le accuse ma hanno anche aggiunto altri dettagli che hanno aggravato ulteriormente la posizione dell’imputato.

In base alla ricostruzione dell’accusa, confermata nei tre gradi di giudizio, il patrigno in più occasioni si è avvicinato proditoriamente alle vittime, bloccandole contro un muro all’interno dell’appartamento di comune abitazione, per poi palpeggiarle nelle parti intime. È scattata anche l’accusa di corruzione di minorenne perché, sempre in più circostanze, l’uomo si è reso protagonista di atti di autoerotismo nella propria camera da letto, lasciando intenzionalmente la porta aperta affinché la ragazzina più piccola potesse assistere a ciò che stava facendo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA