Chiusa la discarica abusiva Stop ai rifiuti tra le case

San Vito Chietino, ispezione della Asl in contrada Cese dopo le proteste dei residenti Il sito non può accogliere immondizia. L’opposizione accusa il sindaco: troppo tardi
SAN VITO CHIETINO. «Area non a norma dal punto di vista igienico sanitario, va chiusa». È la Asl, dopo un sopralluogo in contrada Cese, a mettere un punto sull’area di stoccaggio rifiuti. E il Comune ha già predisposto la sospensione del conferimento dei rifiuti e ordinato la bonifica del sito. È chiusa per ora la questione rifiuti in contrada Cese, problema sollevato nei giorni scorso dal gruppo di opposizione Nuova Alleanza per San Vito. I consiglieri Paola Bomba e Luciano Bucco avevano chiesto chiarimenti all’amministrazione Bozzelli su quella che, secondo loro, era «una discarica non autorizzata, che andava chiusa dopo anche le ripetute proteste dei residenti della zona». Avevano chiesto lumi su chi conferiva i rifiuti, «che genere di rifiuti ci fossero e di chi fosse l’area dalla quale si sollevano odori nauseabondi che ha portato i residenti a lamentarsi». E avevano chiesto anche l’intervento della Asl.
«La Asl l’ho chiamata io», precisa il sindaco Emiliano Bozzelli, «su suggerimento di nessuno. Da tempo stiamo lavorando sulle aree concesse dai privati per lo stoccaggio dei rifiuti ai grossi commercianti. Permessi dati grazie ad un regolamento sui rifiuti solidi urbani approvato nel gennaio 2010 dalla precedente amministrazione di Nuova Alleanza. Con Asl, ufficio tecnico e polizia municipale stiamo facendo sopralluoghi in queste aree. Siamo già intervenuti in spazi urbani, poi su quelle marginali come contrada Cese, dove la situazione è peggiorata in poco tempo. Avevamo già chiesto settimane fa appunto il sopralluogo, slittato fino a mercoledì. E abbiamo anche già sospeso il conferimento e chiesto la bonifica del sito».
Per Nuova Alleanza anche questo provvedimento del sindaco è tardivo e intempestivo: «Lo è per due semplici ragioni», dice il gruppo, «perché quell’area non doveva essere autorizzata e non doveva entrare in esercizio perché priva dei necessari requisiti previsti dalle leggi in materia; e poi perché doveva essere comunque chiusa già da mesi». Non solo, il gruppo fa notare che «oltre al maleodorante olezzo, ai nugoli di insetti e ai rifiuti depositati ovunque senza criterio alcuno, è evidente come il percolato prodotto dalla decomposizione dei rifiuti abbia, ormai, aggredito il terreno e lo abbia contaminato. E non si esclude quindi che la vicenda possa avere risvolti penali per procurato danno ambientale».

