«Ci lascia tanto amore verso gli altri»

Nella chiesa di Filippone gremita don Carlo elogia l’altruismo di Felizzi morto a 52 anni dopo l’allenamento in palestra
CHIETI. Che l’odontotecnico Claudio Felizzi, sposato e padre di tre figli, fosse molto amato e stimato in città lo si è capito subito guardando l’impressionante folla accorsa ieri mattina al suo funerale. L’ampia chiesa di San Camillo de Lellis, a Filippone, dove il parroco ieri mattina alle 10 e mezza ha officiato il rito funebre, non ce l’ha fatta a contenere il fiume di persone, che l’ha prima riempita in tutti i posti a sedere, poi occupando anche gli altri spazi in piedi fino all’altare e, infine, rimanendo fuori, nello spiazzale antistante, sulle scalette fino alla strada.
Ne ha risentito anche la viabilità stradale attorno alla chiesa che si trova proprio all’incrocio più importante e trafficato del quartiere di Filippone. Impossibile anche trovare un parcheggio, con le macchine lasciate in sosta dappertutto, anche sui marciapiedi, in divieto, negli spazi del vicino distributore di benzina e persino nelle aree condominiali private, dove bastare dire che si intendeva lasciare l’auto per il tempo necessario di prendere parte al funerale che si otteneva subito il via libera dai condomini.
Tutti accorsi per dare un abbraccio e una parola di conforto alla moglie Valentina, ai tre figli Giulia, Lorenzo e Alice e all’inconsolabile mamma Rosa, che ha perso il marito Claudio circa un anno fa.
Tra la folla c’era anche una squadra di pallavolo femminile, la San Gabriele Vasto, dove gioca una delle due figlie, con le ragazze in tuta e occhi arrossati di pianto. L’esistenza di Claudio Felizzi si è spenta due giorni fa a soli 52 anni. L’odontotecnico aveva concluso la sua sessione di allenamenti nella palestra Mistral di Manoppello e si era preparato per tornare a casa.
Dove però non è più tornato. La morte lo ha raggiunto in maniera improvvisa e inspiegabile. A nulla è servito il tentativo disperato degli operatori del 118 intervenuti sul posto. Don Carlo Angelini, il parroco di San Camillo de Lellis, dal pulpito ha tentato di lanciare un messaggio di fede e di conforto di fronte a una tragedia così grande.
«L’eredità più preziosa che lascia Claudio» ha detto il parroco, «è il bene che ha fatto agli altri, a tutti noi che lo abbiamo conosciuto. E questo bene è più forte della morte». Sempre col sorriso sul volto, l’odontotecnico era pronto a sostenere e aiutare tutti. «L’ho incontrato al bar qui di fronte qualche giorno fa», racconta la signora Maria, «si interessava a tutti e mi chiese se nel cornetto che stavo mangiando c’era della margarina. Non era una persona chiusa, tutt’altro». Era pronto ad aiutare chi era in difficoltà, anche sul lavoro. Amava lo sport e soprattutto il calcio. Ogni tanto si intratteneva in qualche partitella di pallone insieme agli amici di sempre. Tifava per la squadra del Torino. Sulla sua bara, sotto la coltre di rose rosse e fiori bianchi, hanno sistemato proprio una maglietta del suo Torino.

