«Ciao Pino, esempio in città»

Folla per Valente. Il vescovo: ha dato tutto a Lanciano. Pupillo: amico per sempre
LANCIANO. Sembrava di vederlo ancora tra la “sua” gente, Pino Valente, in una gremita piazza Plebiscito ancora vestita a festa per la festa patronale, a distribuire saluti e strette di mano, quelle che lui dava sempre con due mani, occhi negli occhi con le persone, come amava fare ogni volta che usciva, ad ogni incontro pubblico, ad ogni corteo, spesso con la fascia tricolore ad inorgoglirgli il petto quando doveva sostituire il suo “nemico amatissimo” Mario Pupillo, sindaco della città. Ed era certo in ognuna delle centinaia di persone, accorse ieri all’ombra delle bandiere a mezz’asta di Palazzo di città, il ricordo del vicesindaco, dell’amico Pino, del candidato da votare, del conoscente affettuoso che riempiva ogni volta l’aria con la sua improbabile e prorompente risata. E di sicuro gli avrebbe fatto piacere ritrovare tutti gli amici, quelli di vecchia data, i militanti del suo movimento Progetto Lanciano, i nuovi arrivati, i colleghi dei banchi del consiglio comunale e quelli dell’amministrazione, una delle sue tante adorate famiglie. Agli avversari politici, le persone con cui aveva discusso o quelle con una visione totalmente diversa dalla sua avrebbe distribuito battute e risate come caramelle.
A 47 anni, e con tutto quello che aveva davanti e dietro le spalle, Pino Valente poteva permettersi il lusso di essere simpatico a tutti, nel bene e nel male, come succede alle persone che lasciano il segno. Il suo funerale è stato pieno, zeppo di tutte le cose che Pino amava di più. La famiglia, al primo posto - «a pari merito con la città di Lanciano» avrebbe detto ridendo -, per cui provava una passione smodata, quasi infantile, ma leale, contagiosa, verace. Poi la sua creatura politica, il movimento civico Progetto Lanciano, nato dalle esperienze di Frentania Provincia e altre associazioni come Amici del Renzetti onlus. Poi lo sport, la squadra di calcio del Lanciano. E ancora il sociale, con associazioni e gruppi di volontariato, l’ambiente, la sanità. E c’era per lui la gente, le facce diverse, i lancianesi a cui amava solleticare la pancia nelle sue arringhe di piazza, da candidato prima e da amministratore poi. Ogni cosa parlava di Valente. Il Pino estremo, amatissimo, quello contestato, certe volte deriso per la sua passione per il territorio, il Pino politico e il Pino guascone, quello istituzionale e quello con la fascia allo stadio, il picconatore e il compagno di coalizione leale, quello che pungolava, polemizzava, calpestava le ipocrisie e derideva i ranghi, ma faceva squadra quando c'era da farlo.
«Ho conosciuto la prima volta Valente dal suo slogan su un cartellone pubblicitario», ha esordito il vescovo di Lanciano-Ortona, Emidio Cipollone, «e ho subito pensato che quel suo “Lo dico e lo faccio” era uno slogan biblico perché nelle scritture è Dio che dice e che fa ciò che dice. Di certo la sua caratteristica più forte, il punto su cui poteva poggiare sempre, era l’amore per la sua città. E la sua passione e dedizione sono un patrimonio che si ha dentro e che gli ha permesso di camminare al fianco di chi gli ha chiesto di fare. Il suo mettersi in gioco gli ha consentito di non esercitare mai i segni del potere, ma il potere dei segni: è questo che Pino ci ha lasciato». «Pino ha fatto tutto per passione, onestà intellettuale, forza travolgente per questa città», ha detto commosso il sindaco Pupillo, «è stato un amico fraterno, sono onorato di essere stato tale anche per lui. Ci siamo promessi alle primarie che chi avesse vinto avrebbe sempre sostenuto l’altro, e così è stato: Pino il giorno dopo si è messo al mio fianco e abbiamo fatto politica con serenità ed entusiasmo sapendo che il nostro volere, anche nei momenti di contrasto, era sempre subordinato al bene della città. Per tutto quello che ha fatto, le battaglie che ha sostenuto e le cose realizzate è come se Pino avesse il doppio dei suoi 47 anni. Ci lascia un esempio che dobbiamo continuare a percorrere tutti».
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