«Ciao Umberto, fanciullo eterno»

24 Marzo 2019

Chiesa piena al funerale di Ranieri. Don Domenico: la tua morte è un livido che ci portiamo addosso

PAGLIETA. È piena la chiesa di Maria Santissima Assunta per l’ultimo saluto a Umberto Ranieri. La comunità di Paglieta si stringe attorno ai genitori, Filomeno e Anna, costretti a rivivere la tragedia della perdita di un figlio. Una morte insensata quella di Umberto, 55 anni, artista e performer, ucciso con un pugno a Roma. Il suo assassino è ancora a piede libero. Ma è il giorno del dolore in paese. Le indagini, le domande senza risposta su quello che è capitato domenica scorsa, restano fuori dalle mura sacre. È il tempo delle lacrime, degli abbracci ai due anziani genitori che, tra momenti di sconforto e altri più lucidi, ringraziano tutti dell’affetto ricevuto.
Il feretro arriva puntuale da Roma. Si ferma all’imbocco di corso Vittorio Emanuele, da dove il corteo muove a piedi verso la chiesa parrocchiale. Al passaggio della bara, ricoperta di rose e calle bianche, le attività commerciali sul Corso abbassano le saracinesche in segno di rispetto. «La modalità con cui Umberto si è spento è un livido che ci portiamo addosso», dice il parroco, don Domenico Larcinese, durante l’omelia, «siamo rimasti smarriti, disorientati, da quanto accaduto, circostanze non ancora chiare. Quello che ne possiamo trarre è che dobbiamo impegnarci in una convivenza pacifica, aiutarci, starci vicini. Umberto ce lo chiede, con la sua sensibilità straordinaria, fatta di arte e ricerca».
I ragazzi di seconda e terza media, che avevano il catechismo, chiedono di seguire la funzione. Ci sono gli amici di Lanciano e quelli di Roma, che condividevano con lui la passione per l’arte. Umberto saluta tutti dalla foto scelta per il suo addio terreno, che campeggia sull’altare, accanto al feretro. «Umberto ora è con Fausto, i fratelli si sono ritrovati», dice don Domenico, ricordando la tragedia che già undici anni fa toccò la famiglia Ranieri. «Vi dovete fare forza», aggiunge poi rivolto a Filomeno e Anna.
Al termine della funzione prende la parola Cristina, a nome degli amici dell’artista che si faceva chiamare “Nniet Brovdi”. «Grande amico, senza di te la mia vita sarebbe stata diversa», legge con la voce rotta dalla commozione, «ti voglio ringraziare per tutto quello che abbiamo passato insieme. Ti ho conosciuto all’Accademia, a quell’epoca tutto sembrava bello e facile. Poi la vita si è complicata. Ma tu, poeta e artista dalla nascita, hai continuato a vedere la bellezza nelle cose e nelle persone. Eri magnifico nella tua fragilità. Il 12 aprile dovevi fare una performance all’interno di una mostra al museo, te la dedicheremo. Hai lasciato un segno profondo, fanciullo eterno. Grazie Nniet».
A Roma le indagini su chi, domenica scorsa, ha colpito a morte l’artista paglietano vanno avanti. La famiglia e gli amici chiedono giustizia per una morte assurda che, dopo una settimana, non ha ancora un motivo né un colpevole.
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