Ciapi, dipendenti senza lavoro

Cassa integrazione finita: 35 tornano in sede, ma senza avere nulla da fare. Piano-D’Alfonso fermo
CHIETI. Cassa integrazione terminata il 31 maggio e dipendenti tornati sul posto di lavoro pur non avendo più nulla da fare. Si fa sempre più drammatica la situazione al Ciapi per i 35 dipendenti (33 in forza all’associazione Ciapi e 2 all’omonima fondazione) ancora in attesa del sussidio di cassa integrazione relativo al mese di aprile del 2014. Attanagliato da un immobilismo amministrativo, per il centro di formazione regionale lo scenario è sempre più fosco. «La cassa integrazione arriva con molto ritardo», dice il sindacalista della Cigil, Giovanni Placido, «la Regione ha appena firmato una determina che stanzia fondi per la cig fino al dicembre del 2014. Per gli altri mesi la richiesta c’è stata ma il riconoscimento no. Dopo maggio, comunque, non pensavamo ce ne fosse ancora bisogno, perché ci avevano assicurato una soluzione». Ad aprile scorso, infatti, accompagnato dal sottosegretario alla presidenza della Regione, Camillo D’Alessandro, si era presentato al Ciapi il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso. In un incontro con i dipendenti e con il direttore Paolo Cacciagrano, D’Alfonso aveva segnato la strada: trasformazione dell’associazione Ciapi in società per azioni in grado di lavorare in house per la Regione Abruzzo. La nuova forma giuridica avrebbe assicurato al Ciapi la possibilità di affidamento di progetti diretti da parte dell’ente regionale per attività di formazione particolari e specializzate. La parola d’ordine di D’Alfonso era stata “fare in fretta” e per accelerare le procedure aveva proposto la costituzione di un tavolo tecnico in Regione cui sedessero anche due rappresentanti del Ciapi. Tavolo che, a detta dei rappresentanti sindacali dell’ente di formazione, non si è mai riunito. Intanto la Regione ha provveduto a nominare il nuovo commissario, nella persona del commercialista teatino Giancarlo Liberati, che, però, non si sa se abbia o meno accettato l’incarico. Prima di lui, l’amministrazione regionale di centrodestra aveva assegnato il compito al professor Pino Mauro, che però se n’era andato sbattendo la porta, ovvero presentando un decreto ingiuntivo da 30 mila euro. Resta l’enorme quota di debito accumulato dall’ente di formazione nel corso di una decina d’anni, che ammonterebbe a 6 milioni e 800 mila euro, che la Regione avrebbe dovuto ripianare, almeno in parte, in quella che era stata annunciata come l’operazione-salvataggio del Ciapi. É evidente che senza il ripianamento dei debiti pregressi non potrà essere portata a termine la trasformazione dell’associazione in spa.
Arianna Iannotti

