Cibo e aiuti a 3mila poveri Ma chi dona ha meno soldi

16 Giugno 2018

In aumento le famiglie in difficoltà economica assistite dalla Caritas diocesana Nei pacchi per lo più pasta e legumi, rara la carne. Cuonzo: manca il lavoro

LANCIANO. Aumenta il numero delle famiglie povere in città e le richieste di aiuto alla Caritas. Di cibo ma anche di soldi per pagare affitti, cure mediche e istruzione. Manca il lavoro mentre crescono la ludopatia tra gli anziani e il degrado sociale tra i giovani che vedono il futuro sempre più nero. È la fotografia scattata dalla Caritas diocesana, che aiuta sempre più famiglie.
I NUMERI. «La situazione purtroppo è difficile», dice Luigi Cuonzo, responsabile della Caritas diocesana, «ci occupiamo di oltre 4.200 persone nell’area di Lanciano e Ortona; 2.800 solo a Lanciano e nel comprensorio, un centinaio in più dello scorso anno. Il 90% sono italiani. Ci sono ora anche commercianti e liberi professionisti tra coloro che si rivolgono al centro di ascolto Caritas, molti poi cercano rifugio nelle parrocchie». E tra quelle assistite ci sono alcune famiglie in assoluta povertà. «Cercano di andare avanti senza luce elettrica e gas», spiega Cuonzo, «e almeno una dozzina di bambini consuma un solo pasto al giorno, quello alla mensa scolastica».
IL CIBO. La Caritas non fa mancare i pacchi alimentari, ma anche qui ci sono cambiamenti. Si assiste a una sorta di povertà qualitativa: si donano cibi meno costosi, come pasta e legumi, perché chi dona ha sempre meno soldi a disposizione; la carne ormai è un lusso. «La Caritas ha attivato anche due empori», dice Cuonzo, «uno a Lanciano, che sostiene 250 famiglie, e uno ad Ortona che ne sostiene 110. In entrambi i servizi, oltre agli alimenti, sono presenti prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa. La cosa importante è che negli empori le persone scelgono cosa prendere con responsabilità».
LE UTENZE. Ma il dato nuovo emerso dal monitoraggio dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas diocesana, è che aumentano vertiginosamente le richieste di aiuto economico per far fronte al pagamento di affitti e gravi morosità, utenze domestiche, cure mediche e per l’istruzione scolastica, anche universitaria. La Caritas lo scorso anno ha speso 162.000 euro per far fronte a queste emergenze, tutti fondi dell’8 per mille. Oltre 80mila euro spesi per il cibo e la pulizia, 22.000 per evitare gli sfratti. Preoccupano l’emergenza abitativa legata agli sfratti per morosità e la mancanza di alloggi pubblici. Altri 43.000 euro sono stati spesi per pagare luce, acqua e gas a molte famiglie che le avevano staccate. «Il filo rosso che lega tutte queste criticità è la mancanza di lavoro», aggiungono dalla Caritas, «il 30% del totale degli accolti, infatti, è disoccupato o inoccupato. E il precariato è diventato uno status sociale». Aumenta la ludopatia tra le persone anziane, che si illudono di poter vincere al gioco e perdono invece la possibilità di aiutare i propri figli disoccupati.
RISVOLTI SOCIALI. «Tutta questa crisi, le difficoltà», chiude Cuonzo, «generano anche un disordine esistenziale con conseguente degrado socio-culturale e ambientale. Si perdono poi la coesione sociale, i valori della legalità, della co-responsabilità e il rispetto del bene comune. Tale disordine provoca forti tensioni nelle dinamiche familiari, che in alcuni casi sfociano anche in atti di violenza. E sono in crescita anche i cosiddetti “neet”, ovvero i giovani privi di ogni stimolo e speranza». La Caritas diocesana cerca di fronteggiare questa emergenza assieme alle istituzioni pubbliche e private, in un’ottica di lavoro di rete finalizzato a sostenere la comunità, che deve trovare la forza per andare avanti.
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