Ciclabile di via Del Mare, inchiesta riaperta

22 Ottobre 2020

Il giudice ordina alla Procura di verificare se la pista è pericolosa, se era collaudabile e se ci sono reati

LANCIANO. Il giudice Massimo Canosa riapre l’inchiesta sulla pista ciclabile di via Del Mare. Il magistrato ha respinto la richiesta di archiviazione della Procura del fascicolo aperto sulla via dopo gli esposti Ascom (ma anche di privati cittadini e politici) per la pericolosità della pista e, nell’udienza preliminare di ieri, ha deciso di andare avanti. Ha ordinato nuove indagini volte a verificare se la ciclabile è pericolosa, se ci sono reati come lesioni colpose in concorso che coinvolgerebbero anche i responsabili del Comune visti gli incidenti avvenuti che hanno riguardato anche biciclette, se ci sono stati atti omessi e se l’opera era collaudabile visti i problemi sollevati. Insomma: inchiesta da riaprire e indicazioni su cosa indagare.
A sollevare la questione pista gli esposti dell’associazione presieduta da Angelo Allegrino, tramite l’avvocato Quirino Ciccocioppo, che l’hanno definita «non a norma e insicura», basandosi anche sulla lettera del comandante della polizia municipale Guglielmo Levante che aveva rilevato molte criticità, sul Ministero che aveva chiesto al Comune di chiudere la via in autotutela, e sulle indicazioni date dal tecnico che ha firmato il collaudo, Raffaele Di Marcello, che disse di mettere dei limiti di velocità: 30 km/h per le autovetture e 10 km/h per le biciclette per maggiore sicurezza. Segnali non ancora messi. Nell’esposto Ascom elencava anche i punti critici, come via Panoramica.
Proprio la lettera di Levante del 22 maggio 2017 (in cui il comandante indicava ad esempio il mancato rispettato il decreto 557 del 1999 in cui è scritto che la ciclabile deve essere separata fisicamente dalla strada e non interrotta da 6 intersezioni stradali e 33 accessi laterali come accade sulla via) è stata indicata dal giudice come punto di partenza per le indagini, fino ad arrivare al collaudo, «fatto da un professionista incaricato e pagato dal Comune», nell’aprile 2019. Da analizzare gli accertamenti fatti dalla polizia municipale o altri per capire se gli incidenti sono stati determinati «dall’intrinseca pericolosità della pista, in rapporto alle plurime intersezioni stradali laterali che non assicurerebbero un adeguato isolamento della pista rispetto alla strada, con conseguente ravvisabilità a carico dei responsabili del Comune di un concorso nel reato di lesioni». Poi la verifica di provvedimenti e segnalazioni che il Comune ha avuto su tali incidenti e l’audizione dell’architetto Di Marcello sulla collaudabilità dell’opera pur in presenza di problemi di sicurezza.
Una ciclabile costata 882mila euro (600mila euro della Regione), che l’amministrazione difende a spada tratta nonostante polemiche, petizioni e inchieste. (t.d.r.)