Ciclisti cadono nella buca Anas assolta: è colpa loro

Gruppo di corridori ruzzola sulla Fondovalle Sangro: atleta si frattura l’anca Sentenza ribaltata per tre addetti alla manutenzione accusati di lesioni
LANCIANO. Dalla condanna all’assoluzione. Sono stati scagionati in appello i responsabili della manutenzione dell’Anas, accusati di lesioni colpose per non aver riparato una buca lungo la Fondovalle Sangro che avrebbe causato la caduta di un gruppo di ciclisti. A trascinare a processo i tecnici Anas, Q.S. di Lanciano, C.R. di Roseto e S.F. di Guardiagrele, è stato uno dei ciclisti, A.M. di Lanciano che, cadendo, si è fratturato l’anca con 30 giorni di prognosi. Il giudice di pace penale, Miriam Avagnano, in primo grado ha condannato due manutentori (Q.S. e C.R.) a 300 euro di multa e risarcimento danni in separata sede, considerandoli responsabili della caduta avvenuta per un avvallamento della strada che doveva essere riparata mesi prima (condanna per lesioni colpose). Ma in appello il giudice del tribunale Andrea Belli ha capovolto la sentenza: manutentori e Anas assolti, nessuna responsabilità. Anzi, per il giudice, è il ciclista a non aver avuto una condotta adeguata e rispettosa del codice della strada. La vicenda risale all’ottobre 2012: un gruppo di ciclisti sta pedalando sulla Fondovalle. All’altezza dello svincolo per l’A14, pare a causa di una buca, cadono. L’ultimo ciclista, A.M., staccato di una decina di metri, per evitarli si sposta sulla destra dove c’è la rampa di accelerazione: è l’unica via di fuga. Ma la ruota si impunta su un avvallamento: il ciclista cade e si rompe l’anca destra. Nelle udienze emerge che la buca era stata segnalata mesi prima, a luglio, da S.F. ai superiori. Loro, e quindi l’Anas, si erano però limitati a mettere un cartello che indicava la buca all’uscita dell’autostrada, visibile per chi si immetteva sulla Fondovalle ma non per chi già ci viaggiava come, pare, facessero i ciclisti. Per il giudice di pace si è trattata di omessa manutenzione della strada di loro competenza e, quindi, i due sono stati considerati responsabili della caduta e delle lesioni. Ma i legali di Q.S., Consuelo Di Martino, e di C.R., Francesco Giannace di Teramo, hanno impugnato la sentenza e fatto ricorso in appello. Il giudice Belli ha riformato la sentenza e assolto i due, non ravvedendo una loro responsabilità nella caduta. Secondo i legali non si capisce bene la dinamica di quanto accaduto e dunque le responsabilità. «Perché se il ciclista», fa notare l’avvocato Di Martino, «come scritto in un passo della sentenza “nell’immettersi dallo svincolo di uscita dell’A14 sulla Fondovalle Sangro si imbatteva sulla buca e cadeva”, vuol dire che ha visto il cartello che segnalava l’avvallamento, posto all’uscita dell’A14, e non ha avuto una condotta adeguata per evitarlo. Se invece come riportato in altro passo era già sulla Fondovalle e si è spostato sulla rampa di accelerazione, vuol dire che andava contro mano e quindi ha violato il codice della strada. È la condotta colposa del ciclista ad aver causato la caduta e non una responsabilità dell’Anas e dei suoi manutentori».
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