Cinghiale trovato morto in una cunetta

4 Novembre 2017

Il caso al Tricalle scoperto da due pensionati. Buracchio (Udc): pericoli per automobilisti e pedoni

CHIETI. Sono stati il signor Bruno e la moglie Bruna, due pensionati teatini a passeggio al Tricalle, a denunciarne la presenza per primi agli organi competenti. Un grosso cinghiale, lungo più di un metro, giaceva giovedì mattina agonizzante vicino alla strada. Si trovava in via Piceno Aprutino (la statale 81), la strada che dall’ospedale risale la collina verso il Tricalle.
«Stava appena dopo la tabella che segna il chilometro 135,300», spiega il signor Bruno, «è un esemplare molto grande, di circa 150 chili. Io stavo facendo una passeggiata con mia moglie Bruna. Stava dentro una cunetta al di là del guardrail. Lo si poteva notare solo si cammina a piedi. Con la macchina era impossibile vederlo». Probabilmente si tratta del grosso cinghiale avvistato qualche sera prima in pieno Tricalle, non molto lontano da dove è accasciato. Il signor Bruno, dopo aver fatto la prima scoperta è tornato a rivedere l’animale e ha scoperto che era morto. E poi ha chiamato la Forestale per denunciarne la presenza.
«Probabilmente è morto per la fatica che ha fatto nel tentativo di risalire la cunetta di cemento», ha detto ancora il pensionato, «si vedono chiaramente le tracce nel terreno degli sforzi fatti».
A denunciare l’emergenza cinghiali a Chieti era stato anche il coordinatore provinciale dell’Udc Andrea Buracchio. Dopo l’avvistamento al Tricalle Buracchio è tornato a sollecitare interventi per evitare «incontri ravvicinati e pericolosi». Ora rilancia la sua iniziativa per arginare la presenza dei cinghiali. «A Chieti siamo in piena emergenza», sottolinea, «dopo il caso del cinghiale al Tricalle, i rischi per un passante sono evidenti ma lo sono anche per un ciclista, un motociclista o per un automobilista». Per Buracchio, dopo le segnalazioni e gli appelli, è il momento di mettere in campo iniziative concrete e soprattutto rapide. «Bisogna intervenire subito», insiste, «inoltre, in caso di danni è necessario tutelarsi sia con una documentazione adeguata e relativa a ciò che si è subito come nel caso di colture danneggiate, sia con una denuncia se ci sono stati danni alle persone, in questi casi risarcimenti ci sono, ma sono a carico di Provincia e Regione. Bisogna ridurre questo assedio da cinghiali», conclude Buracchio, «possiamo farlo ma devono essere in concreto gli Enti interessati ad intervenire, abbiamo già perso troppo tempo». (a.i.)