Cinquanta marinai contro il fermo pesca

11 Maggio 2019

La protesta dei pescatori di sardine e acciughe: abbiamo bisogno di aiuti durante lo stop, pronti a bloccare le navi mercantili

ORTONA. «Fateci lavorare». È il grido d’aiuto che arriva dai pescatori delle imbarcazioni che usano il sistema a circuizione, disperati per le condizioni in cui sono costretti a lavorare. Ieri i pescatori hanno lanciato un appello attraverso il Centro a tutti coloro che possono sostenerli in un momento particolarmente difficile.
Dal porto di Ortona si alza la protesta della categoria che pesca i piccoli pelagici, principalmente sardine e acciughe, e che tra meno di una settimana dovrà fare i conti con uno stop forzato alle attività per via di un fermo riguardante proprio le acciughe. Durerà un mese – dal 15 maggio al 13 giugno – e rischia di mettere ko le economie di questi pescatori. Per capire bene la vicenda va premesso che la categoria ha l’autorizzazione a pescare per 140 giorni l’anno, ma i pescatori dicono che tra imprevisti vari (come ad esempio il maltempo) difficilmente riescono a superare le 100 giornate. E così l’introduzione di due fermi pesca da un mese ognuno, il primo si è già tenuto tra febbraio e marzo, il secondo dovrebbe partire mercoledì prossimo, rende critica la situazione. «Per vicissitudini varie dall’inizio dell’anno abbiamo lavorato solo venti giorni», raccontano più di cinquanta pescatori, «abbiamo mogli e figli, stiamo parlando di 150 famiglie ossia circa 600 bocche da sfamare. Così non possiamo vivere». Chiedono che siano riviste le disposizioni ministeriali riguardanti il fermo pesca in modo da poter lavorare come hanno sempre fatto. Se lo stop dovesse essere inevitabile, allora propongono che vengano concessi degli aiuti per poter andare avanti. Di che tipo? «Chiediamo un contributo di 1.200 euro ai marinai, di non pagare i contributi nel mese che stiamo fermi ed una indennità alle barche secondo i tonnellaggi».
Nei loro occhi c’è la paura di non farcela, dalle loro parole emergono i concitati racconti delle difficoltà del mestiere. «Stare in mare è dura, siamo usciti ieri sera e appena rientrati, eppure abbiamo guadagnato poco o nulla», dice uno dei numerosi pescatori. Nel gruppo di rimostranti figurano anche alcuni giovani. C’è unità di intenti, nessuna voce fuori dal coro, tutti lamentano le stesse problematiche ed avanzano identiche richieste. Garantiscono che andranno fino in fondo per far valere le proprie ragioni.
Ieri mattina, i pescatori hanno avuto un colloquio con il comandante della capitaneria di porto, Giuseppe Marzano, a cui hanno sottoposto le loro difficoltà per le quali si augurano possano esserci soluzioni. A tal proposito le parole degli armatori sono state chiare: «Siamo esausti, se nulla cambierà saremo costretti alla chiusura ed a sbarcare tutto il personale». La situazione è quindi al limite della sostenibilità e per questo motivo i pescatori lanciano un ultimatum: «Rimaniamo aperti al dialogo ed aspetteremo fino al 15 maggio», dichiarano, «se però entro quel giorno non ci dovessero essere novità prenderemo in considerazione la possibilità di attuare altre iniziative. Siamo pronti ad uno stato di agitazione ed in quel caso disposti a bloccare il porto di Ortona per le navi mercantili».
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