Cinquantenne aggredito a Chieti, identificato il giovane delle foto choc

La vittima filma l'episodio e la polizia identifica un 20enne: sarebbe autore di altri episodi simili
CHIETI. La storia del 50enne aggredito da un ventenne di Chieti, in pieno centro e a un’ora neanche tanto tarda, erano le 18,30, ha sconvolto la città e in più di un caso angosciato qualche anima, toccata dalle scene riprese dal telefonino della vittima, dove viene fuori una violenza verbale e fisica inaudita. La violenza di un ragazzo, cifra di un disagio importante, che dovrebbe essere solo contento, gaio se non altro per la bella età che si porta addosso. Ma le considerazioni sociali e psicologiche le facciamo fare ad altri, agli esperti.
La vittima dell’aggressione, un dipendente della Telecom, presenterà la querela, corredata da un referto del pronto soccorso, per le lesioni e per danneggiamento. Lo farà alla polizia che ha già identificato il ragazzo, resosi protagonista, secondo gli investigatori della Mobile, di altri episodi del genere nei confronti di coetanei: una volta per una sigaretta e l’altra per un bicchiere di birra.
L’episodio, che il cinquantenne ha raccontato tramite la voce del figlio, che fa l’avvocato, è accaduto, in una prima parte, in via Cesare De Lollis. A bordo della sua auto, si era fermato per far passare alcuni pedoni. Ma subito è stato verbalmente aggredito dal giovane, infastidito dallo stop al suo compulsivo incedere.
L’uomo ha cercato di invitarlo alla calma, ma lui per tutta risposta ha preso la macchina a calci. Poi, accompagnato da una ragazza che tentava vanamente di fermarlo, se n’è andato. Il cinquantenne lo ha seguito per chiedere che gli venissero pagati i danni all’auto, ma inviperito come una tigre in gabbia, il ventenne ha preso a calci vasi e la porta di una casa. Poi si è voltato di scatto e ha aggredito l’uomo. Questi si è rialzato e lo ha continuato a seguire fino a piazza Matteotti dove si è verificata la stessa assurda, inspiegabile violenza. «Che se non fermata potrebbe fare qualche altro, più grave danno», dice il figlio della vittima.(k.g.)

