Cinque indagati per i palazzi sul lungomare, il giudice: interesse pubblico calpestato

15 Maggio 2024

Illegittima la convenzione tra costruttore e Comune. Il gip: «Elementi di frode» Sotto inchiesta il dirigente dell’ente Olivieri, il notaio De Matteis e 3 imprenditori

FRANCAVILLA. Palazzi costruiti a un passo dalla spiaggia agevolando i privati e calpestando gli interessi pubblici. È impietosa la conclusione a cui giunge il giudice Luca De Ninis, che accoglie la richiesta del pm Giancarlo Ciani e dispone il sequestro preventivo di due edifici residenziali del valore di quasi 10 milioni di euro, in costruzione sul lungomare di Francavilla, all’altezza di piazza Asterope, in forza di una convenzione – ritenuta illegittima dagli investigatori – stipulata nel 2021 tra la società Maestrale srl e il Comune. Il blitz dei carabinieri forestali, diretti dai tenenti colonnelli Tiziana Altea e Marco Santilli, è scattato ieri mattina.
GLI INDAGATI
Lottizzazione abusiva e abuso d’ufficio sono i reati contestati a cinque indagati: il dirigente del Comune di Francavilla Roberto Olivieri, 64 anni di Giulianova, il notaio teatino Giovanni De Matteis (70) davanti al quale è stata siglata la convenzione, l’attuale legale rappresentante della Maestrale Massimo Di Giampaolo (49), originario di Imola e domiciliato a Spoltore, e i suoi predecessori Ivo Accili (54), nato a Genova e residente a Francavilla, e il pescarese Ivan Pellegrini (30). Scrive il gip di Chieti: «C’è stata una sostanziale spoliazione della funzione pubblica, frammista a elementi di frode e manipolazione, a beneficio esclusivo di imprenditori privati, con contestuale conculcamento di ogni ragionevole forma di regolamentazione dell’attività edilizia e dell’interesse del territorio». Il complesso in corso di ultimazione si trova «in una delle aree di massimo pregio della città, integrata in un recente intervento pubblico di ristrutturazione e riqualificazione», e ha previsto la demolizione della precedente villa unifamiliare in stile moresco e la realizzazione di numerosi appartamenti raggruppati in due stabili fronte mare.
IL VIA ALL’INCHIESTA
Le indagini del Nucleo investigativo ambientale, agroalimentare e forestale sono scattate dopo la denuncia dei consiglieri di Fratelli d’Italia e Lega e una segnalazione del segretario comunale. «La documentazione amministrativa acquisita», sottolinea il giudice, «e le approfondite e condivisibili considerazioni tecniche contenute nel parere legale inviato al Comune dall’avvocato Giuseppe Ciaglia, rendono evidente il presupposto indiziario di entrambi i reati».
LE IRREGOLARITà
Per il gip, sono plurimi «i profili di irragionevolezza, prima che di illegittimità, che hanno connotato l’operato dell’amministrazione interessata» nella sottoscrizione della convenzione. In primis, sul piano formale, l’architetto Olivieri non poteva esprimere la volontà dell’ente, trattandosi di un atto riservato alla competenza del consiglio comunale. Con la convenzione, la società ha ceduto al Comune terreni in prossimità del litorale, in cambio dei permessi a costruire per 11.404 metri cubi. Ma alcune di quelle aree, sostiene l’accusa, erano di proprietà dell’ente dal lontano 1969. Sugli altri spazi erano state invece realizzate già strade pubbliche, per cui questi non potevano essere dati al Comune in cambio di volumetrie. Fatto sta che, dopo il via libera, la Maestrale ha utilizzato 2.023 degli oltre 11.000 metri cubi per costruire il complesso residenziale.
«ingiusti vantaggi»
«Appaiono paradossali», osserva il giudice, «la mistificazione degli obiettivi e l’eterogenesi dei fini: al fine di consentire al Comune – che non ha risorse per pagare indennità di esproprio, comunque non dovute – di adeguarsi agli standard urbanistici prescritti dal decreto ministeriale del 1968, l’ente si accorda con il privato per acquisire aree – che in parte gli sono state già cedute, nella parte residua non necessitano di indennizzo per essere già usucapite alla viabilità pubblica – e cede in cambio una cospicua ulteriore volumetria edificabile, da riversare nel comparto più pregiato e già evidentemente “saturo” della città. Il tutto a esclusivo interesse del privato e in totale conculcamento dell’interesse pubblico». Da qui anche la contestazione di abuso d’ufficio per aver procurato «un ingiusto vantaggio patrimoniale alla società Maestrale».
I SIGILLI
Il complesso edilizio va dunque sequestrato perché la sua disponibilità «aggrava le conseguenze dei reati commessi, consentendo l’acquisizione di ulteriori profitti attraverso il completamento e la vendita degli immobili abusivi ed esponendo gli acquirenti al rischio di perdita di eventuali caparre e acconti». Per molti appartamenti è stato già firmato il preliminare di vendita.