Cipollone e i dieci anni in diocesi «In mille mi hanno chiesto lavoro»

Il 18 dicembre 2010 l’ordinazione nella cattedrale della Madonna del Ponte con il vescovo emerito Ghidelli «Arrivai con la crisi economica, ora c’è il virus: per fortuna è in crescita la risposta della Caritas ai problemi»
LANCIANO. Monsignor Emidio Cipollone festeggia domani 10 anni alla guida dell’arcidiocesi di Lanciano-Ortona. Celebra la messa in cattedrale alle 18, proprio come nel 2010, quando fu ordinato vescovo da monsignor Carlo Ghidelli.
Monsignor Cipollone, che ricordi ha di quel momento?
«Fu una giornata particolare dal punto di vista emotivo e...logistico. C’era tanta neve e molti fedeli dalla Marsica, mia terra di origine, fecero fatica ad arrivare. Quest’anno addirittura c’è la pandemia. Scelsi la cattedrale per l’ordinazione perché quando ci si sposa, di solito, lo sposo va nella parrocchia della sposa: anch’io sono andato nella parrocchia della mia sposa, la chiesa frentana».
Arrivò con il sorriso, ma in modo silenzioso. Perché?
«I primi tempi sono stato a vedere. Come dico ai miei parroci quando vanno in una nuova parrocchia: andate a vedere, prevedete e poi provvedete. Ho però subito indicato la strada che volevo seguire. Nella mia prima lettera alla comunità scrissi: “Vengo a voi per servire” e in questi anni ho messo a disposizione le mie capacità umane e spirituali con i miei limiti, e spero di esser arrivato alla gente. Nei primi tre mesi ho visitato tutte le 42 parrocchie e ancora oggi vado anche nelle più piccole, perché bisogna crescere insieme e perché mi piace. In queste comunità sono accolto in modo straordinario: ciò mi scalda il cuore».
Che comunità è quella di Lanciano-Ortona?
«È una realtà complessa, due città campanilistiche ma che hanno ben saldi i valori della tradizione nella fede nella Madonna del Ponte, San Tommaso, la processione del Venerdì santo. È una comunità disponibile all’ascolto».
I problemi, invece, sono cambiati in dieci anni?
«Sono arrivato all’inizio della grande crisi economica e oggi la situazione è anche peggiore. In 10 anni mi sono arrivate oltre 1.000 richieste di aiuto, di lavoro. Non posso trovare un lavoro alle persone e mi rattrista sentire, vedere, toccare le difficoltà di molte famiglie. Per fortuna è cresciuto il lavoro della Caritas (aiuta oltre 4mila famiglie, ndc) e anche dei volontari. C’è tanta disponibilità».
Un lavoro di squadra che ha portato a cambiamenti in curia che oggi ha lo statuto: è il primo nella storia della diocesi?
«Sì, una novità. L’idea di base è che si lavora e cammina assieme, religiosi e laici. Non c’è un solo uomo alla guida, ma un gruppo che vuole far crescere la chiesa di Lanciano- Ortona. A guidare le azioni devono essere la sinodalità e l’ecologia integrale, ossia l’unità delle persone e la custodia del creato».
E questo cammino a che punto è?
«In un punto di cambiamento. La pandemia ci ha portato a fare i conti con una fragilità che non conoscevamo, quella del creato, quella nostra, quella della Chiesa e della fede. C’è da riscoprire la parola di Dio che ho cercato di portare ovunque. Ad esempio nella scuola; sono andato alle superiori di Lanciano e di Ortona e ho bei ricordi perché c'è stato il confronto con i giovani che sono per noi uno stimolo anche per trovare nuovi modi per annunciare la fede. Poi c’è la realtà del carcere, importante; qui non a caso il 18 maggio ho celebrato la prima messa post lockdown. Poi per camminare bene bisogna che gli uffici della curia collaborino; non devono essere stanze chiuse, ma lavorare in sinergia».
Quali sono i ricordi più belli di questi anni?
«Ce ne sono tanti. Un anno memorabile è stato il 2015, i festeggiamenti per i 500 anni della diocesi. Abbiamo avuto ospiti importanti come i cardinali Angelo Comastri e Salvatore De Giorgi; è stato un momento forte a livello di fede e cultura. Poi è stato singolare che a celebrare sia stato io, un marsicano, come Maccafani 500 anni prima».
Si sperava in una visita del Papa…
«Papa Benedetto XVI l’ho invitato diverse volte; l'ultima volta mi disse: “Non ce la faccio”. Era il 17 gennaio 2013 e l’11 febbraio ha lasciato l’incarico. Papa Francesco l’abbiamo invitato già tre volte: ho usato tutte le strategie: puntato sulla fede, tra il miracolo e San Tommaso, l’aspetto ambientale, i trabocchi, il lavoro. Vedremo, lui ama sorprendere».
A Lanciano si è entrati nel clima elettorale. Se fosse sindaco di Lanciano o di Ortona, qual è la prima cosa che farebbe?
«Porrei più attenzione ai problemi reali. I sindaci fanno già molto, ma bisogna fare di più. Ci vuole più sostanza, maggiore contatto con le persone, cosa che cerco di fare da vescovo».
Siamo vicini al Natale e le famiglie, causa Covid, rischiano di dividersi: che fare?
«Attediamo i decreti. È un problema che vivo in prima persona: i miei genitori non li vedo da due mesi, anche mio fratello e mia sorella perché siamo in comuni diversi. Si soffre, ma le regole vanno rispettate».
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