Citologia ferma da quattro mesi «In 1.580 in attesa di risposte»

12 Luglio 2024

A tanto ammontano i vetrini di esami pronti per essere analizzati ma che aspettano la refertazione Bianchi (Nursing Up): «Situazione drammatica, meglio chiudere». Taglieri (M5S): «È una vergogna»

LANCIANO. Ben 1.580 vetrini di esami citologici pronti per essere analizzati ma in attesa di refertazione, ossia 1.580 persone che attendono da oltre 4 mesi di sapere l’esito di un esame che potrebbe aver individuato delle cellule tumorali. È drammatica la situazione nel reparto di citologia (che si occupa dello studio di cellule prelevate dai diversi organi o tessuti dell’organismo per la ricerca di tumori) dell’ospedale Renzetti già nell'occhio del ciclone nei mesi scorsi quando la Asl decise, dal 1° febbraio, di mandare i nuovi esami citologici a Chieti mentre gli arretrati - e si parlava di migliaia di vetrini - nell’Istituto Oncologico Veneto, l’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari e l’Ulss 7 Pedemontana con cui ha siglato convenzioni, ora scadute, visto che a Lanciano una sola dottoressa in servizio non poteva smaltire il lavoro nei tempi richiesti. Ora siamo di nuovo al punto di partenza.
«La situazione è drammatica perché ne va della vita delle persone, in questo caso 1.580», denuncia Patrizia Bianchi, referente regionale del Nursing Up. «Tutto è partito dalla segnalazione di una donna che ha fatto il pap test a marzo», racconta, «dopodiché in attesa del referto ha scoperto di avere un tumore al seno; è stata operata subito ad Ortona, radioterapia, controlli. E attendeva il referto, ancora più importante alla luce del tumore appena operato. Ma nulla. Solo ora ha ottenuto l’esito, dubbio, dell'esame e quindi deve rifarlo. Sono passati 4 mesi, il tumore in una donna giovane come questa signora si espande ad una velocità enorme, perché si deve arrivare a queste condizioni? E come lei, quante altre persone sono a rischio tra le 1.580 che attendono una risposta da fine marzo? Non si può andare avanti così: a questo punto chiediamo di chiudere la citologia definitivamente visto che non dà risposte nei tempi previsti dalla normativa».
Una provocazione da parte del sindacato, che conosce il passato di un servizio che era di eccellenza, è stato declassato di fatto, essendo rimasto con un solo medico in servizio. «Si parla di buco milionario la Asl», riprende Bianchi, «e la direzione ha pensato di far refertare i vecchi esami antecedenti al 1° febbraio a laboratori privati, con un costo triplo rispetto a quanto sarebbe costata l'assunzione di un nuovo medico: si profila anche un danno erariale». «È una situazione vergognosa», chiude il consigliere regionale Francesco Taglieri (M5S), «l’esito di un esame che può cambiare la vita che va a rilento per carenza di personale, dopo aver speso migliaia di euro per esami fatti analizzare privatamente che non hanno portato a pareggiare il lavoro arretrato, ma creato altre spese per una Asl con un debito di oltre 40 milioni di euro e sopratutto apprensione tra le persone in attesa di risposta».
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