Civeta, senza fondi posti di lavoro a rischio

L’allarme lanciato da Mascitti (Fit-Cisl): «I 35 milioni del Pnrr necessari per la tenuta del consorzio»
CUPELLO . «Differenze di vedute mettono sempre più a rischio il Civeta e i fondi Pnrr pari a 35 milioni di euro»: la segreteria interregionale Abruzzo e Molise della Fit-Cisl esprime forti preoccupazioni per le ricadute occupazionali. L’organizzazione sindacale interviene sulla situazione che si è venuta a creare nella società che gestisce il polo impiantistico di Valle Cena e che, grazie ai fondi Pnrr, avrebbe un incremento di oltre 25 posti di lavoro tra cui figure professionali operative elevate. Fondi che sono a rischio, perché si tratta di finanziamenti erogati al Civeta quando era ancora Consorzio.
«Attualmente sono 28 i lavoratori che garantiscono la continuità del servizio», dice il segretario Andrea Mascitti, «i progetti finanziati con risorse Pnrr, pari a 35 milioni di euro, farebbero svoltare il Civeta sul piano tecnologico e qualitativo. Per far sì che la società riacquisisca i requisiti specifici previsti dal ministero sembrerebbero esserci due soluzioni: l’incremento dei servizi verso i soci, magari attraverso una fusione con una società pubblica; oppure fare un passo indietro con la trasformazione regressiva ad azienda speciale consortile a soli 18 mesi di distanza dalla trasformazione in house providing. L’opzionabilità della via di uscita spacca in due l’assemblea dei soci al punto che, a oltre due mesi dall’evidenza del problema, persistono diversità di vedute che continuano ad allungare i tempi aumentando il rischio che l’hinterland vastese perda un’opportunità mai più coglibile. Oltre alla disquisizione sulla validità delle scelte passate», ricorda il sindacalista, «l’ultima azione che ha concorso ad allontanare le posizioni è la recente selezione pubblica per dotare l’impianto di un direttore generale, rendendo tutt’altro che unitaria l’assemblea dei soci».
Per Mascitti «l’unico vero elemento ostativo è il fattore tempo: vi è la necessità che l’impianto sia in funzione nei tempi previsti dal Pnrr e quindi entro giugno 2026 e secondo quanto emerso nell’ultimo incontro sindacale in Civeta i ritardi stanno assumendo dimensioni sempre meno gestibili. I soci continuano a non decidere. Probabilmente oltre alla politica territoriale anche quella regionale potrebbe contribuire a riportare l’attenzione sulla possibilità di crescita che il comprensorio può cogliere in termini economici ed occupazionali e sul rischio di inficiare anche l’esistente. Di fatto, se i finanziamenti saltano, oltre alla perdita delle progettualità che garantiscono lavoro stabile anche la sostenibilità economica di quanto oggi è in essere verrebbe aggredita da penali o richieste di ripiani di piani economici, mettendo a rischio anche i lavoratori che», conclude Mascitti, «nonostante la pandemia e gli anni di commissariamento hanno garantito la vita del Civeta».
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