Clelio Spanò, parte la colletta per sostenere la famiglia

3 Aprile 2017

CHIETI. «Non lasciamo sola la famiglia di Clelio!» E' l'appello lanciato dagli Ottantanove Mai Domi per sostenere la famiglia di Clelio Spanò (in foto), lo storico tifoso neroverde e dipendente...

CHIETI. «Non lasciamo sola la famiglia di Clelio!» E' l'appello lanciato dagli Ottantanove Mai Domi per sostenere la famiglia di Clelio Spanò (in foto), lo storico tifoso neroverde e dipendente comunale che se n'è andato a 59 anni dopo aver combattuto in modo esemplare contro un tumore. «Per chiunque volesse donare qualcosa alla famiglia di Clelio» fanno sapere gli Ottantanove, sarà possibile effettuare «una ricarica Postepay al numero carta 5333 1710 4467 9021 con codice fiscale PCESFN66T70C632W o tramite Iban IT89NO760105138292327192351, intestato a Stefania Peca, la moglie di Clelio». E aggiungono: «Non vi lasceremo mai soli». Subito dopo il funerale celebrato lo scorso 10 marzo, il carro funebre entrò mello stadio Angelini e dopo un giro di campo ci fu la sosta sotto alla curva. Lì, ad attendere, gli Ottantanove e nello stadio tanti gli amici con i familiari, tra cui la moglie, le figlie Simona e Valeria, il fratello Wilem, la sorella Maria e uno degli amici fraterni di Clelio, Giovanni Sciarrelli: «Siamo onorati di averlo sempre avuto accanto. Anche quando la gente parlava male di noi. È stato un onore» diceva il capo ultras Frank Salvatore dagli spalti, dove c'era anche l'ex giocatore ed ex direttore sportivo del Chieti calcio Alessandro Battisti. Tra le dediche anche quella dei ragazzi del quartiere Ina Casa, dove la famiglia Spanò abitò per molto tempo. «Ciao Clelio» si legge sul loro striscione appeso sul balcone di Spanò: «Eravamo più di 30 ragazzini e Clelio ci ha aiutato» dice Mauro Paludi «ripuliva il parco giochi e i campetti che frequentavamo, non poteva vedere i ragazzini lasciati per strada». Per iniziativa di Paludi, Alessandro De Ingeniis e Stefano Serraiocco un segno alla memoria: «Gli intitoleremo la fontanella del quartiere o i campetti dove ci ritrovavamo. Quando facevamo i tornei era il nostro allenatore». (e.r.)