Cocaina e minacce, tre maxi condanne
Guardiagrele. Inflitte pene di oltre 6 anni per padre, madre e figlio accusati di tentata estorsione
CHIETI. Tre maxi condanne per una famiglia di Guardiagrele finita sotto processo per una storia di cocaina, minacce e violenza. Il tribunale di Chieti ha inflitto 6 anni e 9 mesi di carcere a Giancarlo Elisii, 49 anni, e al figlio Ivan Elisii (21) e 6 anni e 6 mesi alla moglie del primo, Giovina Di Rocco (46). Sono accusati di concorso in tentata estorsione aggravata, lesioni personali aggravate e spaccio.
Tutto è partito, secondo l’accusa del pm Lucia Anna Campo, da una partita di cocaina – dal valore di 1.500 euro – comprata a credito da un giovane di 23 anni. Una cifra che il ragazzo non è riuscito a restituire nei tempi previsti e che poi, picchiato selvaggiamente anche con pugni alla testa, avrebbe dovuto ripagare con un’auto appena acquistata e non ancora ritirata da un concessionario di Lanciano. Ma i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti sono intervenuti prima della firma del passaggio di proprietà. E per padre, madre e figlio, di origini rom, sono scattate le manette. Non solo botte, scrive il pm sul capo d’imputazione, ma anche «minacce di morte e di eventuali ritorsioni sul nucleo familiare» del ragazzo. I tre arrestati, sostiene ancora la procura, «non riuscivano nello scopo per cause indipendenti dalla loro volontà a seguito dell’intervento di una pattuglia dei carabinieri». Gli investigatori hanno scoperto un rapporto sospetto tra la vittima della tentata estorsione e la famiglia: a causa dell’acquisto di «vari quantitativi» di cocaina nel giro di diversi mesi, il giovane avrebbe accumulato il suo debito e non sarebbe riuscito più a saldarlo.
Di fronte a quei mancati pagamenti, la famiglia avrebbe risposto prima con un atteggiamento bonario offrendo la possibilità di pagare con comodo. Poi, però, gli accordi sarebbero saltati in un clima di «ripetute minacce, intimidazioni e lesioni personali». La situazione sarebbe degenerata quando la famiglia ha chiesto al giovane di andare a casa loro per parlare di quel debito. E quell’incontro, per l'accusa, si è trasformato in un’aggressione. Ma, anche dopo le botte che lo hanno costretto a farsi curare in ospedale, il giovane si sarebbe piegato alla volontà dei rom e sarebbe stato obbligato a cedere la propria auto: una Fiat 500L dal valore di 14.500 euro. Quando sono scattati gli arresti, i carabinieri hanno trovato il libretto originale dell’auto in mano alla famiglia rom.
Gli imputati, difesi dall’avvocato Roberto Di Loreto, si preparano al ricorso in appello. La famiglia di Guardiagrele è stata condannata anche a risarcire la parte civile, assistita dall’avvocato Omar Sanelli, con 20mila euro.

