Cocco e la vecchia Chieti «Ne conservo la memoria»

Costruttore, restauratore e appassionato conoscitore della città di un tempo Ha recuperato pezzi del centro storico perché «dal passato si costruisce il futuro»
CHIETI. «In tanti, nei loro discorsi, ora insistono sul recupero del centro storico. Io li ho anticipati, e lo dico con orgoglio, di parecchi anni. Facendo, però, parlare i fatti». Anzi, la calce ed i mattoni.
La premessa di Teresio Cocco, titolare di una impresa edile specializzata nel restauro di palazzi d’epoca, parte da un profondo amore verso la propria città che lo ha portato, anni fa, all’apertura del Circolo Semprevivo, un salotto culturale nel quale sono stati organizzati circa quattrocento appuntamenti sui temi più vari, in massima parte dedicati alla storia di Chieti e del suo territorio.
DA FRASCATI AL SEMPREVIVO. «Sono nato in tempo di guerra, mio padre era il custode del Teatro Marrucino e in famiglia mi raccontavano di quando, durante i bombardamenti, si scendeva tutti dal nostro alloggio per cercare riparo nei camerini situati nel seminterrato. Ho trascorso infanzia e adolescenza, negli anni Cinquanta, in una città vivace e piena di iniziative. Per ricordarle, e provare a tramandare determinate emozioni, assieme a Giampiero Perrotti, Aurelio Bigi, Gerardo Di Cola ed Enrico Di Carlo, si pensò, appunto, al “Semprevivo”, salotto ricavato all’interno di una vecchia bottiglieria con sala biliardo, identificata come “Frascati” dall’insegna del vino che campeggiava all’ingresso. E il detto popolare “s’à chiuse Frascat’” indicava la fine di una giornata, più in generale di una storia, alla chiusura di un ritrovo di solito frequentato fino a tardi. Così, nell’invito all’inaugurazione del “Semprevivo”, comparve un allusivo “s’à riaperte Frascat’”, indicando una nuova pagina di vita, di storia e di voglia di stare insieme». Furono in tanti a proporre argomenti, vicende, documenti e testimonianze in un fitto calendario di appuntamenti. Dai ricordi di un pubblico brizzolato all’interesse, misto a stupore, di diversi giovani.
LA PIÙ BELLA, LA PIÙ BRAVA. Tutto puntualmente catalogato da Teresio, a cominciare da un singolare concorso chiamato “La ragazza più bella e più brava d’Abruzzo”, dove la bellezza non costituiva un requisito assoluto ma doveva essere accompagnata dalla capacità di cucinare piatti della tradizione e svolgere sapientemente le varie mansioni casalinghe. «Migliaia di persone per le strade dove sfilavano belle ragazze su camioncini infiorati, piazze e poltroncine del Supercinema stracolme per una manifestazione condotta da un giovanissimo Corrado Mantoni. Rappresentò, in quegli anni, un qualcosa di particolare». Proprio così. Era il 1952 e, nonostante il ruolo della donna fosse ancora quello tipico di una famiglia patriarcale, appare evidente come le stesse iniziassero ad infrangere certe consuetudini, più che mai disinvolte nel muoversi nella quotidianità, anche davanti a un obiettivo fotografico oppure a una ripresa filmata.
DAI MOTORI AL RING. L’album del “Semprevivo” è intanto pronto a proporre altre iniziative capaci di calamitare una grande attenzione. «Come l’organizzazione, sul circuito della villa comunale, lungo il quale venivano montate delle gradinate, di una gara automobilistica, chiamata “Gran Criterium Vetturette”, con la partecipazione di piloti di fama internazionale. La manifestazione fu poi sospesa per l’impossibilità di adeguarsi alle nuove disposizioni in materia di sicurezza e la passione per i motori si ravvivò solo anni dopo con una gara in salita da Madonna delle Piane fino alla città alta in zona Pietragrossa e con un’altra, di regolarità, denominata “Dalla Maiella al Mare”, su un percorso che, dalla villa comunale, portava ai 1300 metri di altitudine a Passo Lanciano». A catturare l’attenzione di tanti, negli appuntamenti del “Semprevivo”, docenti universitari, professionisti e diversi appassionati di vita cittadina pronti ad aprire i loro preziosi bagagli di immagini ed esperienze. Si riprende con foto di feste in maschera, sul finire degli anni Quaranta, al Teatro Marrucino. «Dove venivano organizzate anche delle riunioni pugilistiche. Il ring era piazzato sul palco per memorabili incontri mentre la città riprendeva a vivere dopo la guerra e lo sport diventava per tanti ragazzi un modo per cominciare a confrontarsi con le insidie della vita, magari provando a tirar pugni nella palestra sotto la gradinata del campo della Civitella».
SUL CAMPANILE. Le parole di Teresio Cocco continuano a grondare passione, impossibile non notare, alle sue spalle, una foto che lo ritrae sulla cuspide piramidale del campanile di San Giustino. «Che nel 1992 fu ingabbiato per alcuni lavori. Non potevo non salire, non potevo perdermi questo spettacolo». Certo che no. Specie se si è accompagnati da una precisa convinzione. «Possiamo godere di un centro storico affascinante e ho avuto la fortuna, durante la mia attività, di divertirmi e appassionarmi nel trovare, in tante abitazioni, delle stratificazioni di interventi effettuati nei secoli. Comprendendo, al tempo stesso, come i nostri antenati costruissero davvero a misura d’uomo. E allora, pur consapevole delle difficoltà del momento, vedo comunque, in tempi più o meno prossimi, un ritorno alla residenzialità e al bello». Il rischio di uno sguardo troppo insistente verso lo specchietto retrovisore? «Può anche esserci. Ma soltanto la storia può validamente proiettare una comunità nel futuro».
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