Coldiretti in campo contro le agromafie

15 Dicembre 2015

Il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura Legnini: tuteliamo il made in Italy

CHIETI. “Made in Italy: cibo sano e giusto.” E’ il titolo del convegno, promosso dalla Coldiretti Chieti e dall’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura, andato in scena ieri mattina all’interna della sala Cascella della sede di piazza Vico della Camera di commercio teatina.

Evento che ha riscosso notevole gradimento, la sala era infatti gremita in ogni ordine di posto. Obiettivo primario dell’incontro: la tutela del made in Italy nel settore agroalimentare e l’esigenza di tutelare, anche all’estero, i prodotti della nostra terra.

E ieri si è parlato prprio di questo durante il forum della Coldiretti impreziosito dalla partecipazione di Giovanni Legnini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm), oltre che dell’assessore regionale al’agricoltura Dino Pepe.

«La tutela del made in Italy alimentare costituisce un obiettivo strategico per il Paese. La magistratura» afferma Legnini «è continuamente impegnata nell’azione di contrasto alla contraffazione ed all’adulterazione alimentare oltre che nella tutela dei marchi. Occorre, comunque, stimolare maggiormente una specializzazione dei magistrati impegnati in tale attività ed un miglior coordinamento tra le forze di polizia, l’agenzia delle dogane e la magistratura per una sempre più efficace lotta alle agro mafie ed all’illegalità diffusa». Concetti chiari che sono stati ribaditi, nel corso della mattinata, da tutti i protagonisti del convegno che porta la firma in calce della Coldiretti rappresentata, per l’occasione, dal presidente regionale Domenico Pasetti, dal direttore regionale Alberto Bertinelli, dal presidente provinciale Sandro Polidoro e dal direttore della provincia di Chieti, Gabriel Battistelli. «Oggi le organizzazioni malavitose si stanno spostando sempre di più dai settori tradizionali di investimento illecito, quali l’edilizia e i grandi appalti, al mercato dell’agroalimentare. Siamo di fronte ad un busines» spiega Polidoro «che riguarda l’acquisizione di marchi prestigiosi per produrre, invece, cibo spazzatura che priva l’agricoltura italiana di terreni sani e salubri a danno del consumatore finale». La contraffazione alimentare peraltro, hanno precisato i vertici di Coldiretti, «può diventare frode sanitaria se il cibo viene prodotto con materie prime scadenti». Una problematica che, purtroppo, non risparmia l’Abruzzo, e la provincia di Chieti soprattutto nella produzione di olio extravergine. Da qui il consiglio accorato di Coldiretti a consumare olio della filiera corta controllando accuratamente le etichette.

Jari Orsini