Colpì il fratello alla testa Il pm: omicidio volontario

25 Settembre 2021

La procura contesta a Giuseppe Giansalvo anche l’aggravante dei futili motivi

CHIETI. Ha sferrato al fratello «un violento colpo alla testa con un rullo da pittura, procurandogli una ferita lacero contusa con successiva emorragia cerebrale e frattura della teca cranica». Ecco perché la procura di Chieti, nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, formalizza l’accusa di omicidio volontario nei confronti di Giuseppe Giansalvo, 22 anni di Miglianico, agli arresti domiciliari dallo scorso gennaio per la morte del fratello Matteo, appena maggiorenne. Si tratta dell’atto prodromico alla richiesta di rinvio a giudizio che, mai come in questo caso, è scontata. Il pm Giancarlo Ciani contesta anche le aggravanti della relazione di parentela con la vittima e dei «futili motivi» perché, alla base del delitto avvenuto nella casa di contrada Elcine, c’è stato un litigio «per il possesso di un rullo da pittura».
NIENTE RICHIESTA
DI RITO ABBREVIATO Essendo un reato punito fino all’ergastolo, l’indagato non potrà chiedere il rito abbreviato, come previsto dalle modifiche al codice di procedura penale introdotte dalla legge del 12 aprile del 2019. In altre parole: niente sconti di pena.
LA DIFESA
DELL’INDAGATO
Giuseppe, come raccontano le carte dell’inchiesta condotta dai carabinieri della stazione di Miglianico e del nucleo operativo e radiomobile di Ortona, ha sempre sostenuto di «non essersi accorto che il rullo per pittura, nel corso della colluttazione, avesse perduto l’estremità di spugna, così rimanendo da lui impugnato solo il manico con sostegno metallico ricurvo e dall’estremità di ridotte dimensioni». Giuseppe aveva negato al fratello lo strumento, «con il quale Matteo aveva già iniziato a tinteggiare la propria stanza e che lui stesso gli aveva fornito a metà mattina, perché Matteo aveva preteso con arroganza le sigarette dalla madre, costretta a cedergli l’intero pacchetto, e tale circostanza lo aveva indotto a esercitare una sorta di autorità familiare».
LA RICOSTRUZIONE
DEL DELITTO Nel dettaglio, dunque, il 22enne ha precisato di «aver ripreso il rullo dopo l’alterco tra Matteo e la madre e di aver negato a Matteo la sua restituzione per impedirgli di continuare il lavoro, come una sorta di punizione domestica per l’atteggiamento di pretesa avuto dal fratello nei confronti della madre, giudicato inadeguato». L’indagato ha riferito di aver «subìto l’ingresso nella sua camera da letto di Matteo, entrato per riprendere il rullo, che lo ha irriso dicendogli di non fare il bambino». Giuseppe ha aggiunto «di essersi opposto e di aver trattenuto il rullo finché aveva sbracciato con il braccio destro che impugnava il manico del rullo, che Matteo contendeva reggendo l’altra estremità in spugna, e così inferto il colpo risultato fatale, senza accorgersi che la parte in spugna si era staccata». A domanda, l’indagato ha precisato che non era assolutamente sua intenzione uccidere il fratello e che «il colpo è stato inferto con il braccio destro, mentre con il sinistro si proteggeva dal pugno che Matteo stava sferrando con il proprio braccio destro, andato a vuoto».
LA TESI
DELLA PROCURA Per la procura, invece, ci sono gli estremi per affermare che il giovane abbia agito con la volontà di ammazzare. L’indagato, assistito dall’avvocato Marco Femminella, ha venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti e chiedere di essere interrogato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA