Coltellate alla moglie, resta in cella Il giudice: può fare ancora del male

La fuga della donna dopo l’aggressione ripresa anche dal sistema di videosorveglianza della villa L’ordinanza: «L’arrestato ha perso il controllo in uno scenario di forte contrasto con la coniuge»
CHIETI. «Roberto Salute può tornare a commettere altri gravi delitti contro le persone, in particolare contro i suoi familiari». Ecco perché, secondo il giudice Luca De Ninis, l’operatore ecologico 56enne di Torrevecchia Teatina che ha accoltellato in casa la moglie Marina Salute, di cinque anni più giovane, deve rimanere in cella. Il giudice non ha convalidato l’arresto di martedì notte per una questione procedurale, ovvero perché ha ritenuto che mancasse il presupposto della quasi flagranza del reato, ma ha disposto la custodia cautelare in carcere: l’indagato, accusato dal procuratore Lucia Anna Campo di tentato omicidio con l’aggravante della gelosia, resta rinchiuso nella casa circondariale di Madonna del Freddo. Il giudice ipotizza il dolo d’impeto.
L’ORDINANZA
«Sussiste un intenso e concreto pericolo di reiterazione del reato», è scritto nell’ordinanza, «poiché la condizione domestica emersa non consente di tutelare la persona offesa e i propri familiari da ulteriori condotte analoghe a loro carico». Il riferimento è al «contrasto parossistico con la moglie», ossia a uno scenario dominato da una violenta esasperazione, e alla «dichiarata perdita di autocontrollo». I gravi indizi di colpevolezza sono ritenuti evidenti, considerando il racconto della figlia Pamela, il ritrovamento del coltello da cucina, con il quale l’arrestato ha colpito due volte la coniuge all’addome e sotto l’ascella sinistra, e la piena confessione di Roberto, che si è costituito nella caserma dei carabinieri di via Arniense, a Chieti, pochi minuti dopo l’aggressione.
«Racconto credibile»
L’indagato, secondo il giudice, ha fornito una versione dei fatti «credibile, ancorché bisognevole di approfondimento, e coerente con il suo stato di incensuratezza». La coppia era in crisi e si stava separando. Roberto era certo che la moglie lo tradisse dopo la confidenza ricevuta da un familiare e, per questo, aveva ingaggiato un’investigatrice privata per controllare gli spostamenti della moglie. Sull’auto della donna, non a caso, è stato sequestrato anche un gps.
LA RICOSTRUZIONE
La sera dell’omicidio Roberto, che si è detto ancora innamorato della coniuge, si è avvicinato a lei per cercare di avere un contatto fisico: l’ha accarezzata, voleva fare sesso. Ma, sempre in base alla versione del marito, Marina ha rifiutato di avere un rapporto con lui. In un primo momento, il 56enne è andato a letto, anche perché il mattino successivo si sarebbe dovuto alzare presto per raggiungere il posto di lavoro. Ma, poco prima delle 22, si è alzato all’improvviso, è andato in cucina, ha afferrato un coltello con la lama di 21 centimetri e ha colpito la moglie, già in vestaglia. La donna è riuscita a scappare nell’appartamento al piano superiore, dove abita la figlia Pamela. La fuga è stata ripresa anche dall’impianto di videosorveglianza della villetta. La giovane ha messo in moto la macchina dei soccorsi e, sul posto, si sono precipitati l’ambulanza del 118 e i militari. In quegli stessi momenti, Roberto è salito sulla sua Fiat Panda ed è andato a consegnarsi ai carabinieri della stazione di Chieti Principale.
GLI SCENARI
Il giudice lascia più di uno spiraglio aperto sulla possibilità di concedere i domiciliari qualora l’indagato, difeso dall’avvocato Stefano Sassano, trovi una sistemazione diversa dalla villetta di via Colli 31, dove è avvenuta la lite sfociata nel sangue.
LE CONDIZIONI DELLA DONNA
Marina, che ha affrontato un intervento chirurgico andato avanti per ore, resta ricoverata all’ospedale Santissima Annunziata di Chieti: le sue condizioni sono ritenute dai medici in miglioramento.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

