Colture devastate dai cinghiali: nuovo allarme degli agricoltori

30 Maggio 2024

Appello dalle zone di Punta Penna e Punta Aderci dove è a rischio la raccolta di grano, olive e uva Michele Bosco: «Nella mia azienda ho contato almeno cinque branchi. Vanno trovate soluzioni»

VASTO. Nei campi coltivati a grano gli agricoltori quest'anno rischiano di raccogliere poco o nulla. Non è però colpa della siccità o della pazza primavera ma delle sempre più ricorrenti devastazioni di branchi di cinghiali. Che entrano nei terreni e divorano tutto ciò che incontrano lasciando sul loro cammino distruzione e danni alle colture. A lanciare l'allarme è l'imprenditore agricolo Michele Bosco.
L'area di Punta Penna e Punta Aderci è invasa da cinghiali. Così tanti da sembrare cavallette. Gli effetti della loro presenza sono gli stessi. Michele Bosco ha già subito danni gravissimi e non è certo confortato dal fatto che a Punta Aderci verranno a breve installate delle gabbie per la cattura degli ungulati. Le gabbie sistemate a Vasto Marina infatti almeno fino ad oggi hanno risolto ben poco. «È veramente sconfortante vedere che il lavoro di un anno va in fumo», afferma Michele Bosco. La presenza dei cinghiali, a detta degli operatori agricoli, è una minaccia anche per la tenuta idrogeologica del territorio, oltre che per la sicurezza stradale. «Il grano in questo periodo sta maturando, ma i cinghiali continuano ad attraversare i campi distruggendo tutto. A questo punto è a rischio la trebbiatura». I terreni di Bosco si trovano nella riserva di Punta Aderci. I branchi arrivano con i cuccioli al seguito e non sembrano affatto spaventati dalla vicinanza delle abitazioni o dalla presenza umana. «Nella mia azienda ho contato almeno cinque branchi», sottolinea l'imprenditore agricolo.
Il censimento fatto dal Comune ha accertato la presenza di 235 esemplari a Punta Aderci e 41 a vasto Marina. A inizio maggio alla Marina sono state posizionate delle gabbie monitorate a distanza dalla ditta che le ha installate. Fino ad oggi però non hanno sortito l'effetto sperato. Intanto però gli agricoltori, continuano a patire danni a causa delle ripetute razzie. Mangiano le foglioline nuove degli olivi, le gemme delle vigne da cui poi si genera il tralcio, che a sua volta produce il frutto. Anche se non mangiano si mettono su due zampe e si appoggiano ai fili sui quali la vite cresce o si adagiano sulle spighe di grano. Considerando che un animale pesa anche 80 chili, è facile immaginare quello che resta delle colture.
«Vanno adottate le misure necessarie per salvaguardare le nostre attività», insiste Bosco. «Non è giusto lavorare un anno e vedere andare tutto in fumo in pochi minuti». D’accordo con lui sono tutti gli operatori agricoli del territorio. Le stranezze climatiche hanno già prodotto molti danni. Riuscire a fermare l'assalto quotidiano dei branchi di ungulati appare necessario e urgente.
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