Comandante dei vigili urbani accusato di stalking e molestie

6 Aprile 2023

L’imputato lavora in un piccolo paese del Sangro Aventino: ora è finito sotto processo a Lanciano L’uomo si è invaghito di una commessa: prima gli appostamenti nel negozio, poi i palpeggiamenti

LANCIANO. Stalking e violenza sessuale: sono le accuse di cui risponde a processo, dinanzi al collegio del tribunale di Lanciano, il comandante della polizia municipale di un paese del Sangro Aventino (non indichiamo il nome per non rendere riconoscibile la vittima). L’uomo si sarebbe invaghito di una commessa oggi 29enne e, per quasi un anno, le avrebbe imposto la sua ossessiva presenza nel negozio, anche in divisa, e una sera, dopo avere ottenuto da lei un passaggio in auto, l’avrebbe anche palpeggiata. La difesa è pronta a dare battaglia in aula per smontare le accuse.
ATTI PERSECUTORI
La denuncia è stata raccolta dai carabinieri della stazione di Villa Santa Maria. Uno sfogo liberatorio da parte di una ragazza, oggi 29enne, commessa in un negozio di alimentari, stanca della presenza diventata ossessiva di quell’uomo della municipale che le stava rendendo un incubo andare a lavorare. L’accusa in aula la porta avanti il sostituto procuratore Serena Rossi, che ha ottenuto nei mesi scorsi anche il rinvio a giudizio dell’uomo da parte del giudice. Lei è rappresentata dall’avvocato Ernesto Graziani, che si è costituito anche parte civile chiedendo un risarcimento danni. L’imputato è il responsabile della polizia municipale di un paese del Sangro Aventino. I fatti, secondo l’accusa, risalgono al gennaio 2020 quando l’uomo avrebbe iniziato a recarsi nel negozio dove la ragazza lavorava come commessa e, anche senza fare acquisti, soprattutto quando il negozio era vuoto, avrebbe iniziato a farle complimenti, apprezzamenti di vario genere. Poi alle avances avrebbe aggiunto richieste come: «Mi vuoi bene?». Ma la ragazza non gli dava corda, anzi abbassava lo sguardo. Da allora però la presenza dell’uomo è diventata fissa. «Anche quando era in servizio stazionava sistematicamente sulla porta d'ingresso del negozio», sostiene l’accusa, «cogliendo il pretesto per avviare una conversazione con la donna». E ancora: l’agente si appostava vicino alla macchina della ragazza attendendo che lei vi facesse ritorno. Entrava di continuo nel negozio per salutarla insistentemente. «Complimenti e avances erano pressanti, stava diventando un’ossessione, tanto che cercavo di evitarlo», racconta la donna, «all’inizio non gli ho dato peso, per me era una figura autoritaria e, addirittura, credevo fosse il suo dovere sostare davanti ai negozi. Poi ho capito che non era così». Per l’accusa sono atti persecutori.
VIOLENZA
Dai complimenti, dalle parole, per la procura frentana l’agente una sera del febbraio 2020, sarebbe passato alle azioni: avrebbe palpeggiato la ragazza. Dopo aver ottenuto un passaggio dalla donna in auto, mentre lei guidava, dopo la dose di complimenti, la richiesta di volergli bene, con «gesto repentino l’ha costretta a subire atti consistiti nel palpeggiamento della coscia, in prossimità della zona inguinale». Questa volta però la donna avrebbe reagito: gli scansò la mano, arrestò l’auto e mentre lui diceva: “Se io non scendo dalla macchina tu che mi fai?”, trovò la forza e il coraggio di trascinarlo fuori dall’abitacolo. Il giorno dopo? Come se nulla fosse, l’agente tornò al negozio, come i giorni a seguire, continuò con i complimenti pesanti, a sostare davanti alla porta del locale, e anche a chiedere passaggi in auto che ovviamente la donna non gli ha più dato. Il 20 novembre 2020, stanca della presenza ossessiva dell’uomo, avendo paura anche di andare a lavoro, la donna si è recata dai carabinieri e ha sporto denuncia. Poi le indagini, il processo che dalla prossima udienza vedrà sfilare in aula i primi testimoni. La difesa è pronta a dare battaglia, a smontare le accuse ritenute infondate.
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