Commercio, 187 attività chiudono
Confesercenti: semestre nero in provincia, peggio in città con 49 negozi che abbassano le serrande
CHIETI. Centottantasette serrande abbassate in provincia a fronte di 162 nuove aperture di attività commerciali di vario genere. Non va meglio in città dove hanno chiuso i battenti 49 imprese commerciali al dettaglio contro appena 25 nuove aperture. Sono i numeri impietosi del semestre nero dell’economia provinciale che fanno letteralmente sobbalzare i vertici locali della Confesercenti che alzano la voce nella speranza di destare dal torpore le istituzioni. Anche perché incombono le nuove tasse comunali che si annunciano piuttosto salate e ovviamente indigeste per una categoria piegata dal peso insostenibile della perdurante crisi dei consumi. Che sta continuando a mietere vittime sul territorio.
«Siamo pronti di nuovo a scendere in piazza», avverte Lido Legnini, direttore provinciale Confesercenti Chieti, «se i Comuni non ci ascolteranno».
La situazione, manco a dirlo, è preoccupante. Non a caso i segni meno del primo semestre 2014 non hanno risparmiato neppure il comparto della ristorazione, al contrario di quanto accaduto nel recente passato, che fa registrare in provincia 116 chiusure e 47 nuove aperture.
«Gli sforzi a sostegno delle nuove imprese non compensano le chiusure ed è ormai indispensabile una secca inversione di tendenza. I consumi vanno riattivati e fra gli enti locali bisogna comprendere che è necessaria una forte spinta al commercio urbano come argine alla desertificazione delle nostre città. Altrimenti», spiega Franco Menna, presidente provinciale Confesercenti Chieti, «resteranno solo i grandi, pronti ad andarsene quando anche l’ultimo consumatore avrà perso potere d’acquisto».
Insomma il primo semestre dell’anno va archiviato in tutta fretta dal momento che i dati forniti da Confesercenti sono inconfutabili. Basti pensare che in provincia si sono registrate 187 chiusure di negozi al dettaglio contro 162 nuove aperture. Detto della ristorazione, in profondo rosso, non se la passa meglio il settore non alimentare con 162 chiusure e 72 nuove iscrizioni. Si difende, si fa per dire, il comparto alimentare con 21 aperture e 25 chiusure di altrettante attività commerciali al dettaglio. Una tendenza negativa che non salva il capoluogo teatino dove, nei primi sei mesi dell’anno, ci sono state 49 chiusure e 25 aperture di imprese commerciali.
Il settore alimentare teatino fa riscontrare 11 chiusure a fronte di 7 aperture mentre sono 38 le cessazioni di attività commerciali non alimentari contro le 25 aperture. Regge l’urto della crisi, seppur in minima parte e con percentuali comunque negative, la ristorazione che a Chieti città fa registrare 11 aperture e 15 chiusure. Insomma c’è poco da stare allegri e incombono le nuove tassazioni comunali, Iuc in primis, che non fanno di certo dormire sonni tranquilli alla categoria. Il direttore provinciale di Confesercenti lancia un monito alle istituzioni locali. «Il fronte tasse non mostra un’inversione di tendenza se non in pochi casi isolati. Nessuno», attacca Legnini, «pensi di scherzare col fuoco anche sulla Iuc, la nuova imposta unica comunale che molti Comuni stanno decidendo in queste ore. Così come lo scorso gennaio, siamo pronti a fare le barricate per far valere i diritti di una categoria giunta, ormai, allo stremo delle forze».
Jari Orsini
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