Commercio, via Ciccarone è un deserto

24 Giugno 2020

Solo alcuni negozi di generi alimentari e ortofrutta e le pescherie resistono sulla strada una volta piena di empori

VASTO. Saracinesche abbassate e solo la presenza di animali domestici annoiati dove prima c’era un frenetico via vai di persone. La situazione del commercio fra via Ciccarone e via Del Porto appare sempre più drammatica. I grandi empori si sono ridotti notevolmente. Resistono i negozi di alimentari, pesce e ortofrutta. Tanti i locali che da tempo sono vuoti. Secondo le stime di Confcommercio, il 2020 si sta confermando un anno nero per le vendite e via Del Porto non fa eccezione. Se si continuerà così, il 30% dei negozi non ce la farà ad andare oltre settembre. Tutto a discapito dei posti di lavoro e dell’economia cittadina. Fino a qualche anno fa la lunga bretella che cominciava in via Ciccarone e proseguiva in via Del Porto, era un susseguirsi di attività commerciali che richiamavano quotidianamente centinaia di clienti. Adesso, soprattutto in via Del Porto, le saracinesche abbassate sono tantissime.
«Le famiglie spendono meno perché la crisi dell’industria sta creando non poca preoccupazione», dice il sindaco Francesco Menna. «Tanti i vastesi che sono in cassa integrazione. Molti i giovani in attesa di occupazione. Non va sottovalutato poi il ruolo dell’e-commerce. Il lockdown ha insegnato a giovani e meno giovani a comprare da casa e magari a prezzi speciali», sottolinea il primo cittadino.
In effetti è aumentato il commercio online. Sempre più in crescita le scelte delle famiglie verso outlet o, appunto, negozi-web dove è possibile trovare offerte e prodotti concorrenziali a discapito dei negozi fisici che chiudono a ritmo elevato. La zona di via Del Porto, così come il centro storico è una delle più colpite. Confcommercio sollecita aiuti dal governo. «L’epidemia da coronavirus», dice Marisa Tiberio, presidente provinciale di Confcommercio, «ha fermato un fiume già in secca. Studi di settore hanno definito quello che accade a Vasto come in molte altre parti d’Italia, una “tempesta perfetta”. Il Comune da solo non può farcela ad aiutare il settore a causa di una grave crisi di liquidità. Il blocco delle cerimonie ha provocato la crisi di tutta la filiera: abbigliamento, pelletterie, fotografi, negozi di bomboniere, agenzie di viaggi. E poi ci sono gli affitti e i costi fissi. Se a tutto questo si aggiunge che la gente spende meno perché tutte le famiglie hanno meno disponibilità economica e avendo paura del futuro cercano di risparmiare, si comprende perché tante saracinesche restano abbassate. A Vasto come in tutta Italia. Senza aiuti dal governo il 30% dei negozianti non ce la farà a superare settembre», conclude Marisa Tiberio.
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