Compra il cane da una coppia e non lo paga: ragazza sott’accusa

Il proprietario di un bulldog inglese denuncia una 29enne per essersi appropriata dell’animale: «Non mi ha versato neppure una rata, poi lo ha fatto accoppiare falsificando anche la mia firma»
CHIETI. La lite per un cane conteso finisce in tribunale. Sarà il giudice per le udienze preliminari di Chieti, Andrea Di Berardino, a decidere se Giuditta M., teatina di 29 anni, merita di andare sotto processo con le accuse di appropriazione indebita e sostituzione di persona. Il pm Marika Ponziani accusa la giovane di essersi «impossessata» di un bulldog di nome “Mister Cesare” di proprietà di Alessandro B., romano di 45 anni: la ragazza ha acquistato l’animale dopo aver stipulato «un patto di pagamento a rate» per un totale di 2.500 euro, ma non ha tirato fuori neanche un centesimo e si è «resa irreperibile». E non finisce qui: l’imputata, secondo la tesi della procura, «al fine di procurarsi un vantaggio», ha autorizzato l’accoppiamento del cane «sostituendosi illegittimamente al proprietario» e sottoscrivendo, al suo posto, «la denuncia di monta e nascita di cucciolata all’ufficio dell’Ente nazionale cinofilia italiana (Enci)».
Il caso è finito prima davanti ai carabinieri, e poi sul tavolo di un pubblico ministero, dopo la denuncia presentata da Alessandro B. «Nell’aprile del 2015», ha raccontato l’uomo, «in occasione del compleanno di mia moglie, abbiamo ricevuto in regalo un cane razza bulldog inglese che abbiamo registrato con il nome di “Mister Cesare”. Dopo qualche tempo, lei è stata contattata su Facebook da Giuditta M., a suo dire appassionata di bulldog, che aveva visto un post di mia moglie che aveva pubblicato una fotografia del nostro cane. Dopo uno scambio di messaggi, tra noi è nata un’amicizia, tanto che, nel mese di agosto dello stesso anno, abbiamo deciso di andare in vacanza a Silvi Marina. Durante la villeggiatura, sono sorti problemi lavorativi per cui io e mia moglie siamo stati costretti a tornare per qualche giorno a Roma. Visto il rapporto che era nato, abbiamo chiesto alla ragazza se poteva tenere il nostro cane per qualche giorno. Lei ha accettato con entusiasmo. Quando siamo tornati a prendere “mister Cesare”, Giuditta ci ha dato ampia disponibilità anche per il futuro».
I problemi sono cominciati nell’autunno del 2016. «Abbiamo avuto alcune difficoltà logistiche ed economiche», prosegue Alessandro B., «per le quali non potevamo più tenere animali in casa. A quel punto, abbiamo deciso di mettere in vendita il cane contattando Giuditta, che si è detta disponibile all’acquisto ma di non avere la somma necessaria. Visto il rapporto che si era creato tra noi, abbiamo accettato un accordo a rate, con il passaggio della proprietà del cane al pagamento dell’ultima rata e la consegna dei documenti alla cessione in quanto necessari per le cure veterinarie. Tuttavia, dopo aver preso il cane, nonostante le numerose richieste, Giuditta non ha pagato alcuna rata e si è resa irrintracciabile».
A distanza di tempo, consultando il sito internet dell’Enci, Alessandro ha scoperto che erano nati otto cuccioli dall’accoppiamento tra “Mister Cesare” e una bulldog inglese registrata con il nome “Bea”. «Ho contattato l’Enci per avere spiegazioni», continua il denunciante, «in quanto per fare accoppiare un cane ci vuole l’autorizzazione del proprietario. E io non ho sottoscritto nulla». Dai successivi accertamenti, come raccontano le carte dell’inchiesta, è venuto fuori che «la denuncia di monta e di nascita di cucciolata» contiene «la firma palesemente apocrifa del querelante». E adesso Giuditta, assistita dall’avvocato Italo Colaneri, dovrà difendersi il prossimo 5 maggio da accuse pesanti. Tanto per rendere l’idea: l’appropriazione indebita è punita con una pena da due a cinque anni di carcere, mentre la sostituzione di persona prevede la reclusione fino a un anno.
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