«Compra il farmaco da mio figlio e ti curo»

L’ortopedico Consorte sospeso per 10 mesi: prometteva trattamenti immediati, senza ticket e con sconti sui medicinali
CHIETI. Niente liste d’attesa, niente file al Cup: prestazioni mediche immediate, con medicinali scontati e tutto esente dal ticket. Con un solo obbligo, però, da parte del paziente: andare a comprare i farmaci nella parafarmacia del figlio del medico che prescriveva la cura. Lui è un noto ortopedico ortonese di lungo corso, Antonio Consorte, 68 anni, con un passato di impegno politico, essendo stato eletto in consiglio comunale. Il figlio è il quarantenne Edoardo Consorte, titolare della parafarmacia di via Monte Maiella che si trova in centro a Ortona. Il padre è indagato per abuso d’ufficio, per il figlio si ipotizza un concorso. Il padre, dirigente medico presso l’unità operativa di Ortopedia dell’ospedale di Ortona, è stato sospeso dal servizio a seguito di un’interdizione di 10 mesi chiesta dal pm Marika Ponziani e concessa dal giudice Isabella Maria Allieri.
L’inchiesta della Procura. L’indagine parte nell’aprile del 2016, quando la direzione Asl riferisce in Procura segnalazioni avute da alcuni pazienti. La procura si affida ai carabinieri. Che fanno un grosso lavoro, arrivando a sentire 120 pazienti dell’ortopedico, tutti delle province di Chieti e Pescara. A riferire i dettagli dell’inchiesta sono stati ieri mattina il luogotenente Bruno D’Antonio, a capo dell’Aliquota dei carabinieri della Procura, e il tenente colonnello Vittorio Bartemucci, comandante del reparto operativo. Sotto l’occhio attento dei militari passano 372 referti medici, emessi dal 2015 al 2017. La direzione dell’ospedale di Ortona si mette a completa disposizione delle indagini e collabora, sottolinea D’Antonio, «in maniera impeccabile, precisa e puntuale». In molti referti si scopre un appunto scritto a mano che inchioda l’ortopedico. Scritto a penna si legge infatti «parafarmacia via Monte Maiella».
Niente file, niente ticket. Se fossero andati in quella parafarmacia ad acquistare le fiale di acido ialuronico per infiltrazioni articolari, il medico gliele avrebbe fatte subito dopo. I pazienti potevano dunque tornare subito nel suo ambulatorio senza neanche passare al Cup per pagare il ticket. In quella parafarmacia avrebbero avuto anche uno sconto sul costo delle fiale: anziché pagare 58 euro a fiala, avrebbero pagato 50 euro. Lo sconto era reale ed era moltiplicato per 4, visto che il medico prescriveva sempre un ciclo di quattro infiltrazioni. Si vedeva bene, però, dal dire che dovevano passare al Cup per pagare il ticket di 46 euro (36 per la prestazione sanitaria e 10 per la ricetta). A qualcuno, riferiscono i carabinieri, avrebbe anche detto che non c’era da pagare nulla. In effetti si trattava in gran parte di pazienti esenti dal ticket, ma questo poteva stabilirlo solo la cassa Cup e non il medico. Anzi, quest’ultimo ha l’obbligo di controllare che siano rispettate le regole. Sta di fatto che su 28 persone che avrebbero dovuto pagare il ticket e non l’hanno fatto, la Asl ha avuto un danno di quasi 1.300 euro. Inoltre a chi chiedeva se ci fosse qualche parafarmacia più vicina, lui rispondeva di no. Pur essendocene due molto più vicine di quella in centro all’ospedale che si trova in periferia.
Piccoli accorgimenti. Una paziente di 32 anni, dicono i carabinieri, ha riferito di qualche piccolo accorgimento che il medico e il figlio avrebbero preso per non farsi scoprire. A lei, infatti, l’ortopedico aveva proposto la parafarmacia aggiungendo che non aveva alcun tipo di interesse o accordi con il proprietario, ma che sapeva che lì c’era uno sconto. Il farmacista, a sua volta, sottolineava che in molti erano venuti da lui a chiedere quelle punture e che qualcuno avrebbe addirittura potuto pensare che ci fosse un qualche tipo di accordo col medico... Il medico è difeso dall’avvocato Rocco Giancristofaro che si dice certo di poter spiegare tutto.

