Comune, Ferrara non si dimette: «Sbagliato fare come Schettino»

Dopo la conferma delle criticità sul piano di riequilibrio finanziario, il dissesto è sempre più vicino Quantificati 98 milioni di debiti. Il sindaco ribatte all’opposizione: «Porterò Chieti fuori dalla palude»
CHIETI. «Nel panorama delle mie decisioni escludo l’ipotesi dimissioni: io sono una persona di parola, non sarò mai lo Schettino di turno che abbandona la nave nel momento del bisogno, anche perché ci sono in ballo 60 milioni di fondi Pnrr e altre poste che stiamo utilizzando per portare a termine i cantieri avviati e aprire quelli che noi abbiamo reso possibili insieme a una rigenerazione della città mai promossa prima. Sarò una sentinella vigile di questo, perché Chieti ha bisogno di uscire dalla palude in cui l’abbiamo trovata». Sono le prime parole del sindaco Diego Ferrara dopo la richiesta di dimissioni arrivata dall’opposizione nel giorno in cui la Corte dei conti ha confermato le criticità del piano di riequilibrio finanziario pluriennale del Comune, quantificando una situazione debitoria di 98 milioni di euro, ben 20 in più rispetto agli oltre 78 certificati in prima battuta dal magistrato istruttore Giovanni Guida.
Ad attaccare i vertici della maggioranza e a invitare Ferrara a rimettere il mandato agli elettori sono stati i consiglieri dell’intergruppo di minoranza Serena Pompilio (Azione politica) che ha parlato di «dimissioni per incapacità gestionale amministrativa» e Maurizio Costa (Forza Chieti) che ha sottolineato la necessità di sanare il dissesto imminente attraverso l’operato di un commissario esterno. «Noi ci abbiamo provato: abbiamo messo in campo tutta la nostra energia e competenza», risponde invece Ferrara, «abbiamo voluto evitare che chi negli anni passati ha lavorato per il Comune di Chieti venisse penalizzato da una dichiarazione di dissesto. Ci sono dei miglioramenti ma oggi ci dicono che forse non sono sufficienti, in considerazione di quella che è la realtà che abbiamo trovato e che difficilmente con le norme attuali avremmo potuto superare. Esamineremo con attenzione e serietà le motivazioni che hanno indotto la Corte a non approvare il piano finanziario e ne trarremo le conseguenze per continuare, in uno scenario diverso, il risanamento dell’ente».
In merito al pronunciamento dei giudici nell’udienza nella sede regionale dell’Aquila e in attesa della pubblicazione delle motivazioni, il primo cittadino pur sottolineando che «le sentenze non si giudicano, ma si rispettano», non nasconde di sentirsi «amareggiato ed emotivamente stanco, dopo mesi passati in riunioni continue con i dirigenti, la giunta e i consiglieri». «Dovevamo trovare la migliore soluzione a una situazione finanziaria disastrosa», specifica, «ereditata al nostro insediamento e per molto tempo confutata dal mio predecessore, fino a quando la Corte dei conti non l’ha certificata». «Aspettiamo di conoscere le cifre», conclude Ferrara, «avendo la certezza di un debito di 78 milioni, riconosciuto anche dai giudici e di cui i nostri bilanci hanno dovuto tenere conto. Va detto che in questi due anni e mezzo di lavoro abbiamo anche ridotto di circa 10 milioni l’entità del buco trovato, se ci saranno cifre aggiuntive che al momento non conosciamo e che potrebbero risultare come somma dei contenziosi che stavamo cercando di ricomporre, lo sapremo di fronte al quadro che verrà fuori dall’attività terza di analisi dei conti. Verrà il momento in cui ognuno dovrà prendersi le proprie responsabilità».
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