Comune, il dissesto è a un passo «Il piano di riequilibrio non va»

13 Maggio 2023

Nella sentenza della Corte dei conti le motivazioni che bocciano le misure per il rientro del debito Non bastano i lievi miglioramenti nel corso del 2022. Ora venti giorni per decidere se fare ricorso

CHIETI. Le misure presentate dal Comune per ripianare il debito trovato per la Corte dei conti non sono sufficienti a evitare il dissesto economico-finanziario. È quanto spiegano in 115 pagine i giudici presieduti da Stefano Siragusa, relatore Giovanni Guida. E il problema non è solo l’ostinata volontà di salvare di Teateservizi – la partecipata che si occupa di riscossione, cuore del problema – ma è tutto il piano di riequilibrio che secondo i giudici non tiene. «Alla luce dei principi ora ricordati», scrivono i giudici, «le complessive misure di risanamento programmate dal Comune non risultano congrue e proporzionali per garantire il prefissato obiettivo di riduzione del disavanzo». Su queste basi la Corte “non omologa” – e quindi boccia – il piano di risanamento del Comune. Che ora deve decidere entro venti giorni se dichiarare dissesto o fare ricorso.
RESPONSABILITà DEL DISSESTO
L’amministrazione del sindaco Diego Ferrara può solo sottolineare come la Corte, nero su bianco, scriva che le criticità sono partite nel 2012, ovvero nel corso della precedente amministrazione: «L’approfondimento svolto a più ampio spettro anche sugli esercizi precedenti«, si legge nelle 115 pagine, «ha permesso di evidenziare come i fattori genetici dell’attuale disequilibrio – inefficienza dell’attività di riscossione, con conseguente accumulo di residui attivi e sofferenza di cassa – inizino a delinearsi dal 2012, con un ulteriore aggravamento negli anni 2017-2018, innescando una dinamica negativa viziosa, che ha compromesso anche l’organizzazione amministrativa del Comune e gli strumenti che avrebbero dovuto supportare la corretta programmazione e attuazione del piano di riequilibrio». Ferrara rimarca dunque che «nell’ottobre 2020 abbiamo trovato una situazione che, come sottolineano i giudici, al nostro insediamento era già gravemente compromessa verso il dissesto”.
IL PIANO DI RIENTRO
«Come amministrazione», continua il sindaco, «con tutte le nostre forze abbiamo fatto il possibile per costruire un piano di riequilibrio, mettendolo in atto in uno dei periodi storici più difficili a causa della pandemia e cercando di portare avanti l’attività programmatoria dell’ente, perché a Chieti non mancassero opere e servizi. Sapevamo che sarebbe stato difficilissimo, ma anche come atto di responsabilità nei confronti della comunità che aveva già vissuto un dissesto negli anni ’90, ci siamo messi al lavoro portando avanti un tentativo: limando il possibile, avviando la ricomposizione dei tanti contenziosi in essere, mettendo a reddito il patrimonio, tagliando il superfluo e cercando di riattivare la capacità di riscossione dell’ente. Tuttavia il quadro era talmente critico sia sul fronte dei numeri di bilancio, sia su quello della precaria organizzazione amministrativa della macchina comunale come rilevato negli anni anche dalla sentenza, che qualsiasi pur diversa azione, col senno di poi, ben poco avrebbe potuto rimediare, questo certificano i giudici, facendo riferimento all’efficacia del piano e delle soluzioni proposte».
RIDUZIONE DELLA SPESA
Sebbene anche i giudici rilevino una lieve attenuazione delle criticità nel corso del 2022, per la Corte non è sufficiente. Le misure proposte nel piano non paiono idonee a ridurre davvero la spesa dell’ente: «A titolo di esempio», scrivono i giudici, «non appare intrinsecamente coerente postulare nello stesso intervento una «sensibile riduzione delle spese per il sociale, garantendo nel contempo uno standard qualitativo adeguato nei servizi essenziali erogati ai cittadini».
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