Comuni ancora senza luce Rioni sott’acqua ai litorali

8 Marzo 2015

La pioggia lascia il posto al vento. Preoccupazione per le zone a rischio frane Proteste al Parco del Tratturo. E nell’Alto Vastese i profughi spalano la neve

VASTO. La pioggia ha lasciato il posto al vento. A distanza di 72 ore dal nubifragio che ha colpito il Vastese, è possibile fare una prima stima dei danni cercando di correre ai ripari. Al villaggio delle Nereidi di San Salvo decine di famiglie hanno perso tutto. A Vasto, i residenti del Parco del Tratturo rimasti per 48 ore senza energia elettrica, sono intenzionati a chiedere il risarcimento danni. Lo stesso minaccia di fare la Marina qualora l’amministrazione comunale non provvedesse a ripulire i tombini. In via Istonia sono evidenti nuovi movimenti franosi. E nell’Alto Vastese i profughi hanno spalato per aiutare i paesi in cui sono ospitati ad uscire dall’emergenza.

La protesta. Voleva incatenarsi, ieri mattina, Nicola Turdò. L'uomo abita al Parco del Tratturo. «Da giovedì alle 3 e fino a questa mattina alle 9,55 (ieri per chi legge, ndc) la contrada è rimasta senza energia elettrica», racconta. «I danni sono incalcolabili: sono morti i pesci di tre acquari, le provviste e tutto quello che avevo in frigo sono andati a male. Ho dovuto far ospitare altrove mia nipote a causa del freddo. La cosa che ti lascia senza parole è la risposta dell’Enel: la cabina è vecchia. Devono forse cambiarla i cittadini?», chiede Turdò deciso a presentare una richiesta di risarcimento danni. Come lui altre 12 famiglie che risiedono nella zona.

Rischio idrogeologico. E intanto le colline dell città hanno ripreso a franare. Il fenomeno in alcuni punti è evidente a occhio nudo. «Questa è la città dell’emergenza, nel Paese delle emergenze, dove tutto si affronta una volta che le uova si sono rotte e che la frittata è fatta. Così è successo per parte del muro di contenimento dei giardini napoletani di Palazzo d’Avalos, così accadrà se non ci sarà un costante monitoraggio delle zone a rischio idrogeologico», accusa Marco Di Michele Marisi, esponente del centrodestra di Vasto chiedendo di apporre nelle aree a rischio degli inclinometri per verificare la deformazione del terreno lungo l’asse verticale, e dei piezometri per misurare le variazioni del livello dell’acqua all’interno delle falde. «Così come sarebbe necessario capire se la zona di bordo frana del 1956, ovvero Via Istonia, sia provvista degli strumenti tecnici per il costante monitoraggio. E così anche per l’area sottostante Sant’Antonio Abate o per Montevecchio».

Tombini otturati. La Marina chiede un piano programmato di pulizia dei tombini, dei chiusini, delle griglie e delle cunette di tutta la città prima della stagione estiva. «Non è possibile fregarsene di quelle che dovrebbero essere regolari attività di manutenzione», protestano i residenti. «Adesso chi risarcirà i nostri danni?». Il mancato deflusso delle acque, ha distrutto scantinati, garage, locali a piano terra e ad intere palazzine.

L’Alto Vastese. Castelguidone è rimasta senza corrente elettrica per 42 ore. Lunghi black out anche a Castiglione Messer marino, Schiavi di Abruzzo e nei piccoli centri della zona coperti da una coltre di neve. Davanti al muro di ghiaccio che li isolava, i profughi dei centri di accoglienza di Palmoli, Carunchio, Schiavi e Lentella non si sono spaventati: Al contrario, pale alla mano, hanno fatto del loro meglio per aiutare i Comuni a riaprire le strade per la felicità dei sindaci del comprensorio. A Schiavi si sono registrati i problemi maggiori. I profughi sono rimasti per 24 ore senza pane. Ora la situazione sta tornando lentamente alla normalità.

Paola Calvano

©RIPRODUZIONE RISERVATA