«Comunità montane volano per il rilancio»

18 Dicembre 2014

Parte da Pennapiedimonte l’appello alla Regione: senza di loro nessuna speranza per i piccoli centri

PENNAPIEDIMONTE. «Alla Regione voglio dire che dovrebbero fare marcia indietro sull'abolizione delle comunità montane, e dopo tante parole sarebbe l'unica risposta concreta della politica all'abisso in cui stanno sprofondando le zone montane e pedemontane». Da Pennapiedimonte parte l'appello del sindaco, Giuseppe Di Giorgio, che vede a serio rischio la sopravvivenza della piccola comunità pennese, meno di 500 anime, e di una miriade di realtà analoghe sparse per l'Abruzzo costrette a fare i conti con fondi che non ci sono, spopolamento galoppante e nessuna possibilità di rilancio economico. Lo spunto per l'appello è la chiusura della Comunità montana Maielletta, una delle più piccole, ma anche tra le più efficienti sotto il profilo dei conti e del livello dei servizi che i sette Comuni associati mettevano a disposizione di circa 20mila residenti. Il commissario liquidatore Adamo Carulli, che da sindaco di Roccamontepiano fino al 2012 aveva partecipato in prima persona alle attività della Comunità montana, sta completando le pratiche per la cancellazione della Maielletta dal novero delle istituzioni locali. La sede di via Cavata ritornerà a disposizione della Regione insieme all'archivio dei documenti che custodisce la storia di decenni a partire dal secolo scorso, quando alla Comunità erano demandati compiti importanti come la manutenzione dell'habitat montano in un ruolo di reale organismo intermedio tra i Comuni aderenti e le istituzioni di grado più alto, a partire dalla Provincia. Nell'ultima riunione dei sindaci, Carulli aveva qualche giorno fa rilanciato l'opportunità di trasformare la Comunità in Unione dei Comuni della Maielletta, una proposta accolta però con freddezza dai primi cittadini. «In teoria», spiega Di Giorgio, «sarebbe stata la soluzione ideale, ma in pratica avremmo dovuto partire con l'handicap della ricollocazione di una parte dei dipendenti della soppressa Comunità montana, dopo che negli scorsi anni la Regione non ha saputo risolvere un problema che verrebbe così scaricato su una piccola unione. No», osserva il sindaco, «quel che occorre è ritirare la legge che ha abolito le comunità montane e implementarla alla luce delle moderne esigenze amministrative, come hanno fatto in molte regioni del Settentrione. Lì le comunità continuano a esistere, e sono organismi che producono sviluppo economico attraverso il turismo e la messa a sistema delle eccellenze del territorio. Da noi, evidentemente, si è smesso di credere nel rilancio delle economie delle zone interne, che abbandonate dalle amministrazioni sovraordinate sopravvivono ma hanno smesso di vedere una prospettiva, con i giovani che vanno via e i Comuni alle prese con trasferimenti di risorse ormai ai minimi storici».

Francesco Blasi

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