Concorso Asl, il Tar fa ripetere gli orali

14 Maggio 2019

Contestate le prove sostenute a porte chiuse: dovranno rifare l’esame i 12 candidati ammessi e tra essi anche la vincitrice

LANCIANO. . Tutto da rifare nel concorso per un posto da dirigente amministrativo Asl Lanciano Vasto Chieti. Le prove orali dovranno essere sostenute nuovamente dai 12 ammessi e, tra essi, dalla vincitrice Cinzia Pagliaro, assieme a Rosaria Di Giuseppe, Errico D’Amico, Antonio Sciorilli e Massimo Primomo, già assunti per il ruolo da dirigenti in seguito al concorso, ad eccezione di D'Amico in servizio come dirigente nella Asl dell’Aquila, in qualità di vincitore di analogo concorso. Lo ha deciso il Tar di Pescara a seguito del ricorso presentato da Angela Gnagnarella, già collaboratrice amministrativa professionale esperta all’interno dell’azienda sanitaria, a cui si aggiunge anche quello di Tullia Rinaldi, anch’essa funzionaria all’interno dell’Università D’Annunzio di Chieti, entrambe ritenute non idonee alla prova orale dopo aver superato le prove precedenti.
La sentenza ha accolto il ricorso presentato dalla Gnagnarella (quello della Rinaldi è ancora sospeso, ma è ormai cessata la materia del contendere) e annulla la delibera del direttore generale Asl con la quale sono stati approvati gli atti e la relativa graduatoria di merito del concorso pubblico che ha disposto l’assunzione dei vincitori, dei quali si chiede ora la revoca dall'incarico. La Gnagnarella, rappresentata dagli avvocati Maria Carla Di Fazio e Vincenzo Antonucci del foro di Lanciano, ha impugnato gli atti del concorso in seguito a una procedura ritenuta anomala nell’espletamento della prova orale. In seguito alla prova scritta e prima di quella orale la commissione è stata modificata con la sostituzione di uno dei tre dei suoi componenti. La nuova commissione esaminatrice, composta dalla presidente Giulietta Capocasa, Francesco Bellisario e Vittorio D'Ambrosio, in data 11 ottobre 2018 ha modificato alcuni criteri della prova orale che avrebbe dovuto svolgersi in un’aula aperta al pubblico, stabilendo di far effettuare la stessa prova a tutti i candidati ammessi. Secondo il ricorso della Gnagnarella invece, «il 5 novembre 2018 i candidati sono stati invitati a sostare tutti in una stanza diversa da quella d’esame, alla quale hanno potuto accedere uno alla volta, senza poter assistere agli esami degli altri e senza poter aver contatti con l’esterno durante l’attesa».
Per la Asl, difesa dall’avvocato Pietro Referza, del foro di Teramo, non sarebbe tuttavia stata violata alcuna normativa dal momento che il divieto di accesso all’aula di esame per gli altri candidati sarebbe giustificato «dall’esigenza di garantire la parità di trattamento evitando che solo alcuni venissero a conoscenza delle domande standardizzate». Non la pensano così i giudici amministrativi che ribadiscono che, nel caso di specie, «la vastità delle materie consente pur sempre un numero di quesiti tale da poter sottoporre domande sempre variate, pur con equivalente difficoltà tecnica». Per il Tar è dunque «illegittimo impedire ai candidati di assistere alle prove anche solo degli altri candidati che li precedono nell’ordine di esame scelto dalla commissione», ribadendo la legge secondo cui «le prove orali devono svolgersi in un’aula aperta al pubblico».
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