Condanna a sei mesi per l’imposta evasa

Iva 2013 non pagata per 660mila euro con i rossoneri in B: nei guai l’ex rappresentante legale Di Menno Di Bucchianico
LANCIANO. Sei mesi di reclusione, pena sospesa: è la condanna inflitta dal giudice Andrea Belli a Claudio Di Menno Di Bucchianico, legale rappresentante della Società sportiva Virtus Lanciano. Di Menno Di Bucchianico rispondeva di evasione fiscale: mancato pagamento dell’Iva del 2013 da parte della ex società rossonera della famiglia Maio, di 657.559 euro.
Si è tornato a parlare di Virtus nelle aule giudiziarie. E si è tornato a parlare di evasione fiscale dell’ex società rossonera. Questa volta, però, non è stato estinto il debito e per il legale rappresentante della Virtus è arrivata la condanna, con rito abbreviato, a 6 mesi di reclusione, concesse le attenuanti generiche, pena sospesa. Di Menno Di Bucchianico era stato infatti assolto nell’ottobre 2016 proprio dall’accusa di evasione fiscale della Virtus per il mancato pagamento dell’Iva 2012, pari a 425.775 euro. Il procedimento penale si era chiuso positivamente perché il debito era stato estinto. In base alle norme in materia tributaria, infatti, il reato di evasione fiscale si può estinguere pagando l’Iva, le sanzioni e gli interessi che scattano automaticamente da parte dell’Agenzia delle entrate dal giorno dopo il ritardo nel pagamento dell’imposta. E così la società dei Maio, aveva fatto. Ma, neanche il tempo di gioire, che pochi giorni dopo si è aperto un nuovo procedimento per l’Iva 2013: 657.559 di imposta e 81.377 euro di interessi e sanzioni per un totale di 738.936 euro.
Il giudice Belli aveva sospeso il procedimento perché la Virtus stava effettuando dei bonifici: aveva versato 8 rate di importi tra 36.000 e 40.000 euro per un totale di oltre 310.000 euro. Ma, nell’aprile scorso, visto che non erano stati versati altri bollettini, ha fissato, come chiesto dal legale di Di Bucchianico, l’avvocato Paolo Sisti, il giudizio abbreviato condizionato alla presentazione di documenti. Ossia di altre ricevute di pagamento. Che non sono arrivate.
«La Virtus ha pagato i ratei dell’Iva 2013 per oltre 300 mila euro», spiega l’avvocato Sisti, «poi però, con la presentazione del concordato preventivo, non ha potuto più fare i versamenti. C’è comunque un’apposita procedura in corso di transazione fiscale con l’Agenzia delle entrate». Proprio la procedura di concordato ha quindi bloccato i pagamenti, perché bisogna rispettare un piano che non permette di fare deviazioni. Quindi pur volendo pagare, Di Menno Di Bucchianico non avrebbe potuto farlo.
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