Condanna dimezzata per l’assassino

Il delitto del musicista Fausto Di Marco, cancellate le aggravanti per l’aggressione: la pena per Cipressi scende a 16 anni
CHIETI. Condanna quasi dimezzata per Emanuele Cipressi, il teatino di 26 anni che uccise il musicista Fausto Di Marco sgozzandolo in strada con il collo di una bottiglia rotta. Ieri pomeriggio la Corte d’assise d’appello dell’Aquila ha ridotto a 16 anni di carcere la pena nei confronti del giovane ritenuto responsabile dell’omicidio volontario avvenuto il 9 ottobre del 2016, a Chieti Scalo, davanti al Mian Donner Kebab di via Pescara. È stata dunque riformata la sentenza pronunciata nel settembre del 2017 dal tribunale di Chieti, che aveva inflitto a Cipressi 30 anni di reclusione al termine del processo svolto con il rito abbreviato.
Quella notte di oltre due anni fa Di Marco, 40 anni, fu colpito alla gola con un coccio di vetro. Il musicista aveva passato la serata in giro per locali, così come aveva fatto Cipressi. I due si incontrarono all’esterno di un circolo privato, il Tre assi, che ora ha chiuso i battenti. Di mezzo c’era anche un’amica di Cipressi, con la quale Fausto stava parlando e che, secondo il killer, la vittima avrebbe infastidito. L’omicida si allontanò dal luogo del delitto: polizia e carabinieri lo fermarono il pomeriggio successivo nella sua abitazione di via Pescasseroli.
Il drastico taglio della condanna è stato possibile perché i giudici di secondo grado hanno riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti, ovvero i «futili motivi», «il mezzo insidioso» utilizzato per colpire e «la minorata difesa» della vittima che aveva bevuto e quindi non era completamente lucida. A spiegarlo è l’avvocato Giancarlo De Marco, difensore dell’omicida, che aggiunge: «Si è arrivati così a una pena di 24 anni, che è stata poi ridotta di un terzo per la scelta del rito».
Cipressi, insieme ai suoi familiari, si è presentato davanti al collegio presieduto dal giudice Armanda Servino (a latere Carla De Matteis) e ha assistito alla lettura del dispositivo della sentenza. Il sostituto procuratore generale Alberto Sgambati aveva chiesto la conferma dei 30 anni di carcere. Ma è stata accolta una delle tesi dell’avvocato De Marco che, puntando alla concessione delle attenuanti generiche, ha sottolineato nel ricorso: «Quello di Cipressi è stato un gesto d’impeto generato dalla ritenuta necessità di difesa, nel momento in cui sembrava che Di Marco volesse porre in essere l’aggressione anticipata dal lancio di un bicchiere di birra. La prestanza fisica di Di Marco ha spaventato il minuto Cipressi, che si è reso responsabile del gesto sconsiderato. Tra l’altro parliamo di un ragazzo assolutamente incensurato, padre di due bambini: ha reso confessione e non si è sottratto alle sue responsabilità, facendosi trovare in casa dagli inquirenti e non ostacolando le indagini».
Ora l’avvocato De Marco è pronto a presentare ricorso anche in Cassazione per chiedere un ulteriore sconto di pena: «Si è trattato di un omicidio preterintenzionale», insiste il difensore. «Non esiste un movente che possa giustificare l’intento letale. Era inimmaginabile che quell’unico colpo potesse andare oltre il ferimento della vittima, specie considerando che è indiscutibile che Cipressi abbia agito sulla spinta emotiva del momento».
I familiari di Di Marco, che si costituiti parte civile ottenendo 200mila euro di provvisionale, hanno accolto con grande delusione e rabbia la decisione arrivata in appello. «Dopo una sentenza del genere», si limita a dire Pio, il fratello della vittima, «non voglio parlare con nessuno». Le motivazioni saranno depositate entro il prossimo 20 febbraio.
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