Condanna per violenza sessuale: nuove prove e processo da rifare

27 Luglio 2024

Scarcerato un 36enne romeno residente a San Salvo, detenuto dal 2023 per gli abusi sull’ex moglie Decisivi i messaggi di un vecchio cellulare dell’attuale compagna dell’uomo scambiati con la vittima

SAN SALVO. Provvidenziale fu il cellulare e i messaggini. È il caso di un uomo condannato per violenza sessuale che, grazie ai messaggi scambiati con la presunta parte lesa, spera di dimostrare presto e definitivamente ai giudici la propria innocenza. Condannato il 21 settembre 2023 con pena definitiva dalla Corte di cassazione a tre anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti della ex moglie, da quel giorno è stato rinchiuso nel carcere di Rieti. Due giorni fa è tornato libero grazie ad alcuni messaggi telefonici ritrovati dall’attuale compagna che lo scagionano.
Protagonista della vicenda è F.C., 36enne di origine romena che viveva con l’ex moglie a San Salvo. Proprio a San Salvo, stando alle accuse della donna, sarebbe avvenuta violenza sessuale. La testimonianza della vittima era parsa credibile ai giudici. F.C. quindi, dopo tre gradi di giudizio, dieci mesi fa è stato condannato in via definitiva alla pena detentiva e all’interdizione dai pubblici uffici. Il condannato tuttavia ha continuato a dichiararsi innocente. L’attuale compagna ha creduto in lui e non ha mai smesso di cercare elementi a sua discolpa. All’improvviso è spuntato fuori un cellulare in cui c’erano i messaggi che F.C. e l’ex moglie si erano scambiati. Grazie a questi, subito consegnati dall’attuale compagna di F.C. agli avvocati dell’uomo, il 36enne ha potuto dimostrare che nei giorni in cui avrebbe commesso la violenza in realtà lui e l’ex moglie erano distanti. Un passaggio fondamentale, grazie al quale i difensori dell’uomo, gli avvocati Antonello Cerella e Silvia Ranalli, hanno ottenuto la revisione del processo dalla Corte d’appello di Campobasso.
«Le porte del carcere per il nostro assistito si sono riaperte e il 19 settembre si terrà l’udienza nel corso della quale sarà discussa la vicenda», dicono soddisfatti Cerella e Ranalli. La nuova prova documentale, sulla quale i due avvocati preferiscono non sbilanciarsi troppo, dimostra in modo inconfutabile che il condannato non poteva né materialmente né fisicamente commettere il reato per cui è stato accusato e condannato, in quanto la parte offesa non abitava più nell’appartamento coniugale. Si evincono anche gli spostamenti della donna. I messaggi in rumeno sono stati tradotti dal perito Elena Tessari. «Il nuovo elemento probatorio», rimarca l’avvocato Cerella, «sconfessa la testimonianza della parte offesa. Provvidenziale è stato il ritrovamento dei messaggi». La pena è stata sospesa dai giudici della Corte d’appello di Campobasso Vincenzo Pupilella (presidente), Giuseppina Paolitto e Margiolina Mastronardi (consigliere) che hanno dichiarato ammissibile l’istanza di revisione e l’uomo ha potuto lasciare dopo 10 mesi il carcere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA