Condannata a cinque anni la complice del rapinatore

22 Febbraio 2017

Le telecamere del punto scommesse l’avevano immortalata alla guida dell’auto I due portarono via 17mila euro, l’autore materiale non è mai stato identificato

VASTO. Ha negato fino alla fine ma le immagini della videosorveglianza hanno testimoniato contro di lei. Serena Bellotti, 31 anni, è stata condannata dal tribunale di Vasto (presidente Bruno Giangiacomo, giudici a latere Italo Radoccia e Fabrizio Pasquale) a 5 anni e 3 mesi di reclusione per concorso nella rapina avvenuta nel novembre 2015 nel centro scommesse “Evento Gioco” di via Delle Croci. La donna era assistita dall’avvocato Raffaele Giacomucci. L’autore materiale della rapina non è mai stato identificato e l’imputata ha sempre sostenuto di trovarsi altrove quella notte.

A mettere nei guai la Bellotti è stata l’auto con la quale è stata compiuta la rapina. La 31enne ha spiegato ai magistrati che, pur essendo intestata a lei, la vettura era in uso a molte altre persone. I giudici non le hanno creduto. Secondo i carabinieri che l’arrestarono il 16 febbraio 2016 la donna, poco dopo la mezzanotte del 23 novembre 2015, attese alla guida dell’auto che il complice (come detto mai identificato), sotto la minaccia di una pistola semiautomatica, si facesse consegnare da uno dei commessi l’incasso della giornata, pari a 17mila euro. Dopo aver esaminato attentamente le immagini della videosorveglianza del punto scommesse, ma anche diversi fotogrammi di altri obiettivi presenti in zona, i militari riuscirono attraverso un approfondito accertamento al Pra e alla Motorizzazione a risalire a modello, marca e colore dell’autovettura che aveva prelevato il rapinatore con il bottino in mano. L’auto, come emerso dal processo, risulta appartenere alla Bellotti.

L’attività investigativa è stata corredata anche da indagini tecniche che hanno fornito ulteriori elementi di prova contro l’accusata. Poche ore dopo la rapina la Bellotti usò parte del bottino per acquistare numerosi pacchetti di tagliandi “Gratta e vinci”. Per la Procura gli elementi di prova dei carabinieri erano da considerarsi più che validi. Gli stessi elementi hanno convinto la pubblica accusa e il collegio giudicante della colpevolezza dell’imputata. Dopo una lunga camera di consiglio è arrivata quindi la sentenza. Il difensore della donna preferisce non commentare la sentenza. Prima di decidere il ricorso attende di leggere le motivazioni della sentenza. La trentunenne ha saputo della condanna in carcere.

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