Condannati da anni alla sosta selvaggia

Va deserta la gara per il nuovo parcheggio: resta il caos di centinaia di mezzi lasciati in doppia fila oppure nelle aiuole
CHIETI. Costretti in una giungla di metallo e condannati alla sosta selvaggia. E’ caotico, snervante e scoraggiante lo scenario che appare davanti ai nostri occhi quando si arriva al Policlinico di Chieti.
Sono le 9 di un giovedì mattina – orario di punta di almeno cinque giorni su sette – e gli addetti al traffico sono già nervosi. Per non parlare dei conducenti che, pur sempre quando si tratta di ospedali, trasportano amici, parenti o conoscenti per ricoveri, visite, per questioni che non possono di certo essere equiparabili a qualsiasi altra “faccenda da ufficio”.
Ma la situazione dei parcheggi al policlinico diventa sempre più drammatica: il numero di auto è di dieci volte superiore ai posti a pagamento messi a disposizione di una mole enorme di visitatori. Eppure gare d’appalto per la realizzazione e la gestione di zone di sosta ci sono state. Purtroppo, il termine per la presentazione delle offerte da parte delle ditte è scaduto il 25 aprile scorso: non si è fatto vivo nessuno.
C’entra sicuramente qualcosa il progetto d’oro per la costruzione del nuovo ospedale che prevede 1.400 parcheggi ma avrà tempi lunghissimi e, nel frattempo, scoraggia qualunque altra iniziativa. Come l’appalto bandito dal Comune e andato deserto.
La situazione sembra irrisolvibile. E mentre si cammina di fronte all’ospedale non si respira un’aria di serenità e pace. Basta guardarsi attorno per scorgere auto ovunque: un puzzle angosciante che si espande nei piazzali e poi lungo i cordoli e sopra i marciapiedi. Auto costrette nelle aiuole. E doppi sensi scomparsi a causa di corsie stradali trasformate in “corsie di parcheggio”. Doppie e persino triple file di automobili. La strada che conduce all’obitorio è invasa da una lunga scia di mezzi in divieto di sosta che però nessuno può multare perché non esiste alcuna convenzione tra la Asl e il Comune.
Di fronte all’entrata principale i pazienti accompagnati si affrettano a scendere dalle auto, mentre qualcuno da dietro reclama. Poi vedi gli addetti al traffico cominciano a discutere con conducenti che non ritrovano il ticket o che dicono di essere arrivati ad un orario differente da quello indicato sul cartoncino.
«Siamo qui per lavorare!» sbottano i poveri addetti alla viabilità. Poco prima del pronto soccorso, per di più, la situazione oltre che insostenibile è rischiosa: le ambulanze sono circondate da ogni tipo di mezzo. Prima o poi accadrà la tragedia. Ma nessuno interviene. E’ come se ci fosse la volontà a non farlo per creare l’emergenza nella giungla di metallo.

