Condannati sindaco, assessore e tecnico
Lavori alle strade di Casalbordino. La Corte dei conti: devono risarcire il Comune per 40mila euro
CASALBORDINO. Hanno omesso di adottare i necessari provvedimenti che avrebbero evitato al Comune di Casalbordino un inutile esborso di denaro. Con queste motivazioni la Corte dei conti, sezione Abruzzo, ha condannato il sindaco Remo Bello, l’assessore Antinoro Piscicelli e l’architetto Massimo Gigliotti, responsabile del settore lavori pubblici, a risarcire la somma complessiva di 40mila euro (oltre agli interessi legali) per danno erariale da suddividersi tra di loro secondo le seguenti quote: 6.000 euro ciascuno per i due amministratori e 28mila euro per il tecnico comunale. La vicenda ricostruita dai giudici della Corte dei conti - Luciano Calamaro, presidente, Elena Tomassini e Gerardo De Marco, fa riferimento ai lavori di pavimentazione in via Roma-corso Garibaldi-piazza Garibaldi, appaltati dal Comune a un’associazione temporanea di imprese (Tenaglia srl e fratelli Menna snc). Stando ai risultati delle indagini, affidate alla Forestale, all’impresa sarebbe stata pagata una somma non dovuta, che dopo una serie di approfondimenti istruttori, è stata quantificata in 40mila euro.
«L’opera dell’architetto Gigliotti, in collaborazione con il sindaco Bello e l’assessore Piascicelli, ha determinato un ingiusto pregiudizio al Comune», scrivono i giudizi nella sentenza, «il quale, a causa di un’errata e superficiale gestione della vicenda, ha dovuto pagare una somma non corrispettiva ai benefici ottenuti in termini di opere eseguite e che, pertanto, costituisce danno all’ente con conseguente risarcimento a carico dei responsabili».
Nonostante le argomentazioni esposte dagli interessati - che sono stati sentiti personalmente dal pubblico ministero - la Procura regionale ha ritenuto di non poter disporre l’archiviazione del procedimento sul presupposto che «il danno consiste nella spesa sostenuta inutilmente dal Comune per l’ulteriore corrispettivo pagato all’impresa appaltatrice».
Secondo la Corte dei Conti Bello, Piscicelli e Gigliotti «sono venuti meno ai doveri propri della funzione rivestita. In particolare il tecnico avrebbe avuto il dovere di procedere a un esame analitico e puntuale delle pretese vantate dall’impresa appaltatrice, mentre i due amministratori avrebbero dovuto richiedere maggiori chiarimenti. Tutti e tre, in ogni caso e stando alla sentenza, «avrebbero agito con colpa grave per avere negligentemente omesso di adottare gli approfondimenti necessari che, se esperiti, avrebbero evitato all’ente un esborso privo di giustificati motivi». (a.b.)
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